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Le differenze regionali del lavoro domestico

Le differenze regionali del lavoro domestico

Principali differenze del lavoro domestico sul territorio

Nel settore del lavoro domestico, come emerge dall’analisi territoriale pubblicata dall’Osservatorio Nazionale DOMINA sul Lavoro Domestico, ci sono differenze regionali sensibili in molti aspetti: il numero di lavoratori per regione, la percentuale di italiani, le mansioni svolte.

Partiamo dal primo aspetto, il numero di lavoratori regolarmente impiegati. La regione che registra il maggior numero di lavoratori con 156.092 unità è la Lombardia, seguono il Lazio con 128.515 lavoratori, l’Emilia Romagna con 76.211 e la Toscana con 74.554. Queste quattro regioni raccolgono più della metà dei lavoratori domestici regolari.

Altro aspetto mutevole sul territorio è la percentuale di lavoratori domestici italiani rispetto agli stranieri. Nonostante la forte presenza di stranieri nel 2017, rispetto al 2016, è stato registrato un aumento di lavoratori nostrani in tutte le regioni. L’incremento maggiore si è registrato in Molise (+29,0%), Friuli Venezia Giulia (+23,2%) e in molte regioni del Sud. Il primato, però, è ancora detenuto dalla Sardegna. In questa regione, infatti, la quota di italiani supera gli stranieri di quasi 4 volte: 35.052 unità a fronte di 9.207. Dall’approfondimento è evidente che il settore del lavoro domestico, sta diventando una delle soluzioni più gettonate per affrontare la crisi lavorativa ed economica.

Un terzo aspetto che presenta differenze interessanti è la tipologia di mansioni più diffuse sul territorio. Secondo i dati INPS, i lavoratori domestici in Italia nel 2017 sono 864.526. Osservando la distinzione per tipo di mansione, si registra una modesta prevalenza di Colf (54,4%) sulle Badanti (45,5%). Questo gap, però, visto il parallelo aumento di badanti (+8,0% dal 2012) e il calo di colf (-27,6%) si sta assottigliando.

I trend regionali sono influenzati dall’invecchiamento della popolazione ma anche dalla ricchezza delle famiglie sul territorio. Le ‘badanti’, si concentrano principalmente nelle regioni del Centro-Nord, mentre le colf si trovano in prevalenza in Lombardia e nel Lazio. Questo dato in parte potrebbe essere influenzato dal reddito medio disponibile pro capite di queste due regioni (rispettivamente 22.419 e 19.366) che è più alto rispetto alla media nazionale (18.505).

 

Cosa succederà in futuro?

Dall’analisi territoriale è possibile ipotizzare che nel 2050 il fabbisogno di lavoratori domestici aumenterà in modo rilevante. Il trend positivo delle badanti è destinato a crescere: rispetto al 2017, infatti, anziani (over 80) e bambini (0-14 anni) rappresenteranno un quarto della popolazione (rispettivamente 13,6% e 12,0%).

La ricerca DOMINA “Il valore del Lavoro Domestico”, di cui sono Responsabile Scientifico, è nata con l’intento di creare in Italia letteratura nel settore, cercando di individuarne specificità e aree di miglioramento.

Guardando dati e trend è chiaro che da un lato aumenterà la domanda di assistenti familiari e quindi di posti di lavoro. Dall’altro aumenteranno le famiglie che dovranno riservare una parte del proprio bilancio familiare alla copertura delle spese da lavoro domestico. Abbiamo dunque buone notizie per il mercato del lavoro e cattive notizie per le famiglie che, senza politiche si sostegno di lungo periodo, vedranno ridurre i propri risparmi per le spese di cura.

Lo scopo dell’Osservatorio Nazionale DOMINA, di cui sono stato nominato Direttore, è proprio quello di monitorare il settore del lavoro domestico per attivare iniziative a favore della famiglia datore di lavoro, proporre politiche ad hoc presso le Istituzioni e creare letteratura di settore.

L’elaborazione dei dati della Ricerca DOMINA è stata effettuata dalla Fondazione Leone Moressa. I dati sono tratti dal Dossier DOMINA: “Il lavoro domestico in Italia: dettaglio regionale”.

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