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Parenti come colf o badante? Dovete dimostrarlo.

famiglia parenti

Parenti come colf o badante? Dovete dimostrarlo.

In assenza di regolare contratto va dimostrato il rapporto di subordinazione del parente.

Uno dei temi che destano maggiori dubbi nel lavoro domestico è l’assunzione di un parente come colf o badante. Sono molte le domande che ricevo sulla questione. Proprio per questo ho deciso di riportare una sentenza molto interessante secondo cui il rapporto di parentela non implica sempre la gratuità.

Quando dobbiamo escludere la gratuità del lavoro di cura alla persona o alla casa svolto da un parente o un affine entro il terzo grado? (Art 1 comma 3 della  l. n. 1403 del 31 dicembre 1971).

La Corte d’Appello Roma, Sezione Lavoro, con Sentenza 26 giugno 2019, n. 2637, ha stabilito che in materia di lavoro domestico, reso in ambito familiare, caratterizzato quindi dalla particolarità della prestazione di accudimento personale o della casa in favore del parente, ove la presunzione di gratuità delle prestazioni lavorative fra persone legate da vincoli di parentela o affinità debba essere esclusa per l’accertato difetto della convivenza degli interessati, non opera “ipso iure” una presunzione di contrario contenuto, indicativa dell’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato. Pertanto, la parte che vuole far valere i diritti derivanti da questo rapporto ha comunque l’obbligo di dimostrarne, con prova precisa e rigorosa, tutti gli elementi costitutivi e, in particolare, i requisiti indefettibili della onerosità e della subordinazione.

L’obbligo della parte di provare, secondo gli oneri di allegazione, la sussistenza di un vincolo di subordinazione deve ritenersi particolarmente rigoroso, sì da escludere, in assenza di una formalizzazione del rapporto o di una regolarizzazione del rapporto che l’attività lavorativa si fosse svolta col vincolo di subordinazione.

Come si evince dal testo, il rapporto di parentela non implica la gratuità, pertanto in assenza di regolare contratto di lavoro, la prestazione lavorativa è considerata a tutti gli effetti lavoro irregolare.

In caso di lavoro irregolare, il familiare può chiedere il riconoscimento delle differenze retributive al datore di lavoro. Inoltre lo stesso può ottenere il pagamento di straordinari e festività maggiorati rispetto alla retribuzione normale, come previsto dal CCNL di categoria.

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