Furti e reati, le famiglie non denunciano colf e badanti

La famiglia licenzia ma non denuncia i reati del lavoratore domestico

L’Associazione DOMINA in collaborazione con a Fondazione Leone Moressa ha condotto un’indagine a campione rivolta alle famiglie associate con DOMINA, che avevano dichiarato di aver subito un’ingiustizia dal proprio lavoratore.

L’indagine ha fornito le basi per lo sviluppo del dossier 7 della Ricerca DOMINA “Il valore del lavoro domestico” di cui sono curatore scientifico. Il dossier sarà presentato a Milano il 12 dicembre presso l’Excelsior Hotel Gallia.

I dati principali dell’indagine

Oltre la metà dei rispondenti (56%) ha dichiarato di aver subito furti da parte dei lavoratori domestici. Si tratta soprattutto di generi alimentari (41,1%) o vestiario e biancheria (37,2%). Meno frequente invece è il caso di furto di denaro o oggetti preziosi (21,7%).

Per i reati penali, solo il 14,5% del campione dice di aver subito episodi di questo tipo. Si tratta, per citarne alcuni, di violazione di domicilio da parte di terzi, stalking o minacce, truffa ai beni di famiglia (circonvenzione d’incapace – testamenti viziati – intestazione di beni di famiglia – depauperazione del patrimonio di famiglia), ricatti per segreti personali o di famiglia, prelievo non autorizzato con il bancomat o con la carta di credito.

Abbastanza frequente (48,9%), invece, il verificarsi di altri fatti gravi quali: abbandono dell’assistito, maltrattamenti fisici, segregazione della persona non autosufficiente, tentato omicidio, molestie.

Come reagiscono le famiglie?

La percentuale di denunce è molto bassa nel caso dei furti (6,3%), sale per i reati (18,9%) e gli altri fatti gravi (40,8%). Rimane comunque una quota minoritaria per tutte le tipologie di evento criminoso. Piuttosto consistente (dal 30 al 50%) la quota di licenziamenti a seguito di evento criminoso. Significativa invece la percentuale di famiglie che non prende alcun provvedimento: circa una su due nel caso dei furti e una su tre nel caso dei reati.

Un’anteprima dell’indagine è stata pubblicata su Il Messaggero del 3 dicembre 2018 e sarà ampiamente discussa durante il Convegno DOMINA del 12 dicembre a Milano.

Leggi l'articolo completo

Illeciti e vertenze nel lavoro domestico

Le vertenze sindacali sono un fenomeno tipico del lavoro domestico

Sono usciti i primi dati dei nuovi dossier dell’Associazione DOMINA che saranno presentati a Milano il prossimo 12 dicembre. I due nuovi dossier trattano temi molto delicati, sono infatti dedicati ai reati e alle vertenze nel settore del lavoro domestico. Oggi vi darò una prima anticipazione sui risultati emersi dal dossier 10 ” Vertenze nel lavoro domestico: il confine tra legalità e necessità”.

Tra le categorie di illeciti del lavoro irregolare, il lavoro nero è una delle più diffuse. Il lavoro di cura e domestico manifesta un’alta concentrazione di lavoro nero. Nel 2004 il tasso di irregolarità nelle famiglie datori di lavoro si avvicinava al 70%; da quel momento ha iniziato a diminuire fino ad arrivare al suo minimo storico nel 2012 (54,6%), risultato ottenuto grazie alla sanatoria. Terminato l’effetto sanatoria e complice la crisi economica ha ripreso a crescere arrivando a toccare il 58% nel 2015. L’attuale diminuzione dell’1% dei lavoratori domestici fotografata dall’Osservatorio dell’INPS con il rapporto 2018 su dati 2017, è da imputare ad un aumento del lavoro nero e non ad un calo del bisogno del lavoro di cura.

Quali sono le cause delle vertenze nel settore del Lavoro domestico?

Oltre alla mancata contrattualizzazione i dati della Ricerca DOMINA “Il valore del lavoro domestico” (potete consultare i precedenti dossier qui), rivelano tra le cause principali di vertenza il sotto-inquadramento e l’irregolarità dell’orario di lavoro.

I dati dell’Ispettorato del lavoro mostrano come i casi di sotto-inquadramento del 2015 e 2016 nelle Famiglie Datori di Lavoro abbiano seguito la tendenza generale degli altri settori, subendo una leggera caduta e passando da 9,4% al 7,1%. Nell’anno 2017, invece, sebbene la percentuale totale abbia continuato a diminuire, le cifre nel lavoro domestico hanno subito un’impennata, raggiungendo i 17,7 punti percentuali.

Nel caso dell’irregolarità dell’orario lavorativo, mentre una parte delle ore lavorative sono previste e coperte dal contratto stipulato, il restante delle ore viene riconosciuto in nero, in maniera sporadica o sistematica. Rispetto alla media percentuale del totale dei settori, tale fenomeno è più tenue nelle Famiglie Datori di Lavoro. Nel 2015 e 2017, la differenza tra il settore e il totale è abbastanza marcata: nel primo anno vi è uno scarto di 7,7 punti; nel secondo la differenza è di 10,4. Il 2016 ha registrato, invece, una parentesi atipica, raggiungendo un picco di 13,1%, ma rimanendo comunque inferiore al Totale (13,8%).

L’argomento è stato approfondito su Il Sole 24 Ore del 26 novembre 2018.

Leggi l'articolo completo

I numeri della disabilità in Italia e le influenze sul lavoro domestico

Il tema della disabilità richiama il tema degli assistenti familiari

Come sapete sono responsabile scientifico del progetto di Ricerca DOMINA che analizza il lavoro domestico in Italia. Siamo arrivati all’ottavo capitolo del percorso con un approfondimento sul tema della disabilità. I numeri sono rilevanti; nel nostro Paese infatti ci sono circa 3,2 milioni di persone con almeno una limitazione funzionale, di cui 2 milioni e 500 mila sono anziani.

Le limitazioni funzionali possono essere riferite alla dimensione fisica (funzioni del movimento e della locomozione, circa 1,5 milioni di persone); alla sfera di autonomia nelle funzioni quotidiane (2 milioni di persone); all’ambito della comunicazione, che riguarda le funzioni della vista, dell’udito e della parola (circa 900 mila persone). Infine, 1 milione e 400 mila persone riferiscono di essere costrette a stare a letto, su una sedia o a rimanere nella propria abitazione per impedimenti di tipo fisico o psichico.

Dal punto di vista del genere, la quota di persone con disabilità è più alta tra le donne, 7,1% contro il 3,8% degli uomini. Per quanto riguarda le differenze territoriali, nel Sud e nelle Isole la percentuale di persone con limitazioni funzionali si mantiene più elevata rispetto alle altre aree territoriali.

Con chi vivono le persone con disabilità?

La metà delle persone con disabilità vive con la propria famiglia. Facendo riferimento alla disabilità non associata al naturale invecchiamento o a patologie connesse con la senilità, circa 269 mila persone vivono con uno o entrambi i genitori (49,9%). In molti casi il nucleo familiare si avvale di un assistente familiare; come evidenziato anche dall’articolo di commento di Famiglia Cristiana sul dossier DOMINA, infatti, senza i lavoratori domestici le famiglie non saprebbero come far fronte alle esigenze di assistenza dei propri cari. A causa della forte dipendenza dalla rete familiare, per queste persone, il rischio di esclusione ed emarginazione è particolarmente alto (circa 89 mila persone vivono con genitori anziani). Inoltre, circa un terzo delle persone con disabilità grave con meno di 65 anni (192 mila, 35,6%) vive con il partner e/o con i figli, mentre 52 mila soggetti (il 9,6%) vivono soli (di questi, il 73% non ha più i genitori).

relatori convegno DOMINA

Per maggiori approfondimenti potete scaricare il Dossier “Lavoro domestico e disabilità” sul sito DOMINA nella sezione Pubblicazioni.

Il Dossier è stato oggetto di numerosi articoli su testate online e offline, a titolo esemplificativo vi segnalo: Superando, Superabile, Famiglia Cristiana, Avvenire, Italia Oggi.

Il Segretario Generale DOMINA ha rilasciato interviste sul nuovo aspetto della Ricerca del lavoro domestico a Radio Vaticana, Radio Monte Carlo e al TGR.

Leggi l'articolo completo

Lavoro domestico e disabilità, il dossier DOMINA presentato a Roma

Cari lettori vi segnalo che l’8 novembre all’Hotel Excelsior di Roma sarà presentato il Dossier “Lavoro domestico e disabilità”, ottavo capitolo della Ricerca DOMINA “Il valore del lavoro domestico”.
Il Dossier approfondisce il quadro attuale della disabilità legata al lavoro domestico e i passi necessari per costruire strategie di lungo periodo a supporto della famiglia nel compito di assistenza.

Quello della disabilità è un ambiente complesso dalle tante sfaccettature. Per capirne i risvolti all’interno del settore domestico abbiamo approfondito il tema cercando, per quanto possibile, di definirne i contorni ricorrendo all’analisi dei dati e alle testimonianze di esperti del settore.

L’incontro è rivolto ad associazioni, cittadini, giornalisti, operatori del settore, ricercatori e studenti.

Il Progetto di Ricerca DOMINA, di cui sono responsabile scientifico,  è realizzato in collaborazione con la Fondazione Leone Moressa e studia il fenomeno del lavoro domestico in Italia a 360°, prendendo in considerazione aspetti economici, sociali e culturali.

Agenda dei Lavori

  • Ore 10.00 Registrazione
  • Ore 10.30 Apertura dei lavoriLORENZO GASPARRINI Segretario Generale – DOMINA
    Modera MASSIMO DE LUCA – Responsabile scientifico della Ricerca DOMINA
  • Ore 10.45 Presentazione della Ricerca DOMINA – Dossier n. 8 “Lavoro domestico e disabilità”
    CHIARA TRONCHIN Ricercatore Fondazione Leone Moressa
  • Intervengono
    VINCENZO FALABELLA Presidente Nazionale FISH – Federazione Italiana Superamento dell’Handicap
    ROCCO LAURIA Direttore Centrale Sostegno alla non autosufficienza, invalidità civile e altre prestazioni INPS
    MICHELE CARPINETTI Presidente EBINCOLF – Ente Bilaterale Nazionale del Comparto Datori di Lavoro Domestico
    DINO BARLAAM Direttore AVI – Agenzia per la Vita Indipendente
    ROSETTA RASO Vice Presidente CAS.SA.COLF Cassa di Assistenza Sanitaria a favore dei Lavoratori e dei Datori di Lavoro del settore Domestico
  • ORE 13.00 Chiusura dei lavori

ll convegno si terrà a Roma presso la Sala Borghese dell’Hotel EXCELSIOR in Via Vittorio Veneto 125  (Ingresso disabili in via Marche).

La partecipazione è gratuita con prenotazione su Eventbrite o via e-mail a segreteria@colfdomina.it.

Leggi l'articolo completo

Sanzioni per chi dimentica i contributi di colf e badanti

sanzioni lavoro domestico

Hai dimenticato il versamento dei contributi da lavoro domestico?

Il termine per il pagamento dei contributi INPS di colf, badanti e baby-sitter, relativi al terzo trimestre 2018, è scaduto da 5 giorni (10 ottobre 2018).

I datori di lavoro che non hanno rispettato la scadenza saranno soggetti a sanzioni pecuniarie.

Le sanzioni cambiano in base al comportamento tenuto dal datore di lavoro e alle circostanze che possono giustificare un ritardo nel versamento.

Vi elenco i tre casi definiti dal legislatore:

Per ogni caso è prevista una sanzione pecuniaria differente:

  • per l’omissione contributiva il datore di lavoro è tenuto al pagamento di una sanzione civile, in ragione d’anno, pari al tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali dell’Eurosistema (ex tasso ufficiale di riferimento) maggiorato di 5,5 punti fino ad un massimo del 40% dell’importo dei contributi dovuti e non versati alle scadenze di legge (sanzione civile pari, ad oggi, al 5,75% in ragione d’anno = tasso di interesse dello 0,25% maggiorato di 5,5 punti);
  • nell’evasione contributiva il datore di lavoro è tenuto al pagamento di una sanzione civile pari, in ragione d’anno, al 30% il cui ammontare non può essere, in ogni caso, superiore al 60% dell’importo della stessa contribuzione non versata entro la scadenza di legge;
  • in caso di evasione denunciata spontaneamente la sanzione civile sarà la medesima di quella prevista nel caso di omissione (sanzione civile pari, ad oggi, al 5,75% in ragione d’anno = tasso di interesse dello 0,25% maggiorato di 5,5 punti).

Leggi l'articolo completo

Il Decreto Dignità e il lavoro domestico

Leggi l'articolo completo

Licenziamento del lavoratore domestico: art. 18 e reintegra al lavoro

Leggi l'articolo completo

Scadenze fiscali di ottobre, ci sono anche i contributi INPS di colf e badanti

Pioggia di scadenze fiscali sulle famiglie

Nel mese di ottobre le scadenze fiscali sono molte. Modello 770, dichiarazione dei redditi,  partita Iva. E’ bene ricordare che tra gli appuntamenti con il fisco c’è anche il pagamento dei contributi INPS da lavoro domestico. Il 10 ottobre scade, infatti, il termine di versamento dei contributi INPS per i lavoratori domestici (colf, badanti e babysitter),che vi aiutano nella cura della casa o di un vostro caro, relativi al terzo trimestre 2018.

Il versamento dei contributi può essere effettuato in più modi:

  • rivolgendosi ai soggetti aderenti al circuito “Reti Amiche” (tabaccherie che espongono il logo “Servizi Inps”, sportelli bancari di Unicredit Spa;
  • online sul sito Internet www.inps.it nella sezione “Servizi Online/Per tipologia di utente/Cittadino/Pagamento contributi lavoratori domestici” (pagamento con carta di credito);
  • utilizzando il bollettino Mav inviato dall’Inps o generato attraverso il sito Internet www.inps.it (sezione “Servizi Online/Per tipologia di utente/Cittadino/Pagamento contributi lavoratori domestici), pagabile presso banche e uffici postali;
  • telefonando al Contact Center numero verde gratuito 803164 (pagamento con carta di credito).

Quanto si paga?

L’importo dei contributi per colf e badanti cambia in base alla retribuzione. Potete consultare le tabelle contributive 2018 sul sito dell’Associazione DOMINA. Le tabelle sono due perché una si applica ai rapporti di lavoro a tempo indeterminato e una ai rapporti a tempo determinato (valori contributivi maggiorati).

Vi ricordo che insieme ai contributi INPS, il datore di lavoro domestico deve versare anche il Contributo di assistenza contrattuale per poter accedere alle prestazioni della CassaColf (Codice F2). L’importo del contributo è di € 0,03 (di cui € 0,01 a carico del lavoratore) per ogni ora lavorata.

Leggi l'articolo completo

Care economy, datori di lavoro come attori economici

care economy

L’influenza del lavoro domestico su Care economy e PIL

La cosiddetta ‘donna di servizio’ non è più emblema dello status socio-economico della famiglia benestante. Questa figura oggi è presente in ogni strato sociale. Colf e soprattutto badanti, sono richieste da tutti. Secondo i dati Istat sono proprio gli anziani con i redditi più bassi ad essere maggiormente colpiti da malattie croniche gravi (46% a fronte del 39% delle classi più abbienti) e da gravi riduzioni di autonomia nelle attività di vita quotidiana (1,2% a fronte dell’8% delle classi più abbienti).

A causa della prolungata assenza dello Stato, le famiglie sono diventate l’attore economico predominante nel panorama della care economy. In particolare, le famiglie datori di lavoro domestico consentono allo Stato di risparmiare 15 miliardi di Euro all’anno, incidendo anche sul PIL e le casse dell’INPS. Questi datori si sostituiscono all’assistenza pubblica e gestiscono oltre un milione e mezzo di lavoratori dentro casa. In più, molti italiani, vittime della crisi economica, stanno riscoprendo e valorizzando il lavoro domestico. Il comparto non ha conosciuto crisi e promette un forte incremento nei prossimi anni.

Dall’analisi dei dati della Ricerca DOMINA “Il valore del lavoro domestico” (Dossier 6), di cui sono curatore scientifico, emerge la differenza di impegno nel settore domestico tra Stato e Famiglie. La care economy è caratterizzata da quella che potremmo definire una correlazione inversamente proporzionale che coinvolge assistenza pubblica e privata. L’esempio più evidente di questa tendenza è l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) pubblica. A fronte di un aumento della quota degli anziani che beneficia del servizio, è corrisposta una riduzione delle ore erogate dall’ASL territoriale. Le Regioni che hanno un’utenza limitata riescono ad assicurare una copertura oraria sufficiente a soddisfare le esigenze di assistenza. Invece, nelle Regioni con utenza più vasta la copertura oraria si riduce.

Le mancanze della care economy, vanno a pesare sulle famiglie e gli effetti sono rintracciabili anche in altre aree. A dimostrarlo sono le statistiche pubblicate dall’Istat secondo cui nel 2017 il potere di acquisto (reddito reale) per la famiglia è sceso dello 0,3% su base annua portando ad un risparmio sull’acquisto di farmaci e cibo. Non solo, la componente di valore aggiunto generata dall’impiego di lavoro irregolare è più alta nel settore ‘Altri servizi alle persone’ (23,6% sul totale degli irregolari in Italia nel 2015), soprattutto a causa del lavoro domestico.

Il settore domestico contribuisce attualmente all’1,3% del PIL (circa 19 miliardi di Euro generati da colf e badanti) e secondo le stime della Ricerca DOMINA la metà dei lavoratori domestici, circa 1 milione, attivi in Italia non ha un contratto regolarmente registrato. Immaginate il beneficio in termini di valore aggiunto che potremmo avere se aumentasse la quota dei lavoratori regolari.

Per garantire la salute e l’efficienza della care economy sarebbe opportuna una politica strutturata in grado di incidere positivamente su assistenza pubblica e privata. Politica che consentirebbe di incentivare l’emersione dal nero e di arginare la correlazione negativa esistente tra esigenza di cura e assistenza alla persona.

Leggi l'articolo completo

Il welfare italiano non è pronto a far fronte all’invecchiamento della popolazione

welfare lavoro domestico

Le politiche del welfare italiano a sostegno delle famiglie datori di lavoro.

Dall’esame effettuato nel quinto dossier della Ricerca DOMINA “Il valore del lavoro domestico”, di cui sono curatore scientifico, appare chiaro che il welfare italiano attuale non è in grado di far fronte all’invecchiamento della popolazione.

Gli interventi singoli sono tanti ma manca in Italia un piano strategico in grado di gestire il long term care. Oggi il nostro sistema di assistenza poggia sul pilastro famiglia, sia in termini di cure dirette svolte dai familiari, sia indirette, svolte attraverso i lavoratori domestici.

Il sistema di interventi pubblici è insufficiente per far fronte alla domanda di assistenza sanitaria e socioassistenziale e il “welfare fai da te” non sarà in grado di rimediare a lungo alle carenze dei servizi formali. I campanelli di allarme relativi alle falle di questo sistema ci sono già.

Il primo arriva dai dati ufficiali INPS secondo cui negli ultimi anni c’è stata una flessione dei lavoratori domestici regolari. Questo dato va letto tenendo presente tre fattori:

  • gli utenti delle strutture residenziali sono diminuiti del 9,1%,
  • la domanda di ricovero è diminuita del -2,3%
  • la popolazione anziana è aumentata (il 21,4% della popolazione ha più di 65 anni).

I conti non tornano. Chi si sta prendendo cura di anziani, malati e disabili?

Quando la necessità di assistenza incalza, le famiglie pensano di risolvere la situazione non mettendo in regola i propri lavoratori domestici. Questa pratica, oltre a danneggiare il lavoratore, danneggia anche la famiglia che si ritrova spesso a dover far fronte a vertenze sindacali. Il lavoro irregolare danneggia l’intera collettività. Infatti, se il lavoratore non è in regola non versa i contributi. I soldi che non entrano nelle casse del Paese rappresentano una risorsa mancata che potrebbe alimentare, almeno in parte, investimenti nel settore domestico.

Il costo medio della badante deve essere sostenibile con la pensione, è un diritto dell’anziano essere assistito e curato nel momento del bisogno. Oggi la pensione non è più una forma meramente assistenziale ma produce reddito, lavoro e punti percentuali del PIL italiano.

Le questioni di maggior importanza sulla cura per le persone anziane riguardano:

  • l’assistenza istituzionale e la sua organizzazione,
  • la quantità e la qualità dei servizi di assistenza domiciliare,
  • il supporto per la cura fornita dai membri della famiglia e da altri assistenti familiari.

L’invecchiamento della popolazione italiana, va affrontato distribuendo equamente le responsabilità tra stato, mercato, e famiglia. Inoltre, è mio parere che tutti gli operatori del settore domestico dovrebbero sedersi intorno ad un tavolo tecnico con il Governo e progettare una politica a lungo termine per la non autosufficienza e le famiglie.

Indipendentemente dal livello e dall’intensità dell’intervento pubblico è possibile individuare, oggi, delle tendenze comuni nelle politiche di cura:

  • un progressivo sviluppo del settore formale delle cure attraverso un processo di privatizzazione dei servizi alla persona,
  • il trasferimento delle responsabilità di cura agli organi di governo inferiore (regioni e comuni),
  • la preferenza verso i trasferimenti finanziari e i servizi di cura domiciliari,
  • il coinvolgimento delle famiglie nell’attività di sostegno agli anziani non autosufficienti.

Lo Stato oltre ad avere in mano il coordinamento delle cure, dovrebbe intensificare la promozione della cultura della salute, e ripensare all’entità economica dei cosiddetti “trasferimenti monetari”, adeguando, per esempio, l’indennità di accompagnamento al costo dell’assistenza.

Il confronto con gli altri Paesi europei è un buon modo per individuare spunti e strumenti utili per l’ottimizzazione del welfare italiano. Per i dettagli del confronto e i dati in materia, potete consultare il dossier integrale in formato pdf: “Le politiche di welfare a sostegno delle famiglie datori di lavoro: confronto europeo”.

Leggi l'articolo completo

Hai domande sul lavoro domestico?

Chiama al numero 06.68210696 / 3285695515

oppure lascia il tuo numero e verrai ricontattato

Send this to a friend