Contributi INPS lavoro domestico in scadenza a gennaio

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Come pagare i contributi INPS da lavoro domestico

Il 10 gennaio scadono i contributi Inps per i lavoratori domestici del quarto trimestre 2019 (ottobre, novembre, dicembre). I datori di lavoro domestico devono consegnare i MAV inviati dall’INPS o elaborati sul sito INPS, con il proprio codice PIN, per effettuare il versamento.Vi ricordo le modalità di pagamento:

Quanto si paga? L’importo da pagare per l’ultimo trimestre 2019 si ottiene moltiplicando il contributo orario per il numero delle ore retribuite nei mesi di ottobre, novembre e dicembre.

Ricordatevi di inserire nel pagamento la CASSA COLF!

L’applicazione del CCNL comporta l’obbligo dell’iscrizione dei dipendenti e dei datori di lavoro alla CAS.SA.COLF*, nonché del versamento dei contributi di assistenza contrattuale a carico del datore di lavoro e del lavoratore nella misura minima oraria complessiva di € 0,03 come stabilito dal CCNL, dei quali € 0,01 a carico del lavoratore. Il versamento dei contributi è effettuato dal datore di lavoro tramite i MAV trimestrali utilizzati per i bollettini previdenziali.

*La CAS.SA.COLF è stata costituita dai firmatari del Contratto Collettivo Nazionale sulla disciplina del rapporto di lavoro domestico. Si tratta di uno strumento pensato per fornire prestazioni socio-sanitarie assistenziali ed assicurative che il sistema pubblico non eroga, sia ai datori di lavoro domestico sia ai dipendenti collaboratori familiari.

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Tredicesima 2019 per colf e badanti, calcolo e consigli

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Sotto l’albero di Natale dei datori di lavoro domestico c’è anche la tredicesima 2019 per i lavoratori domestici. A Natale le spese sono molte si sa, ma quella che pesa di più per le famiglie è la tredicesima. Entro il mese di dicembre, infatti, a tutti i lavoratori domestici (colf, badanti, baby-sitter, giardinieri, etc.) spetta una mensilità aggiuntiva pari alla retribuzione globale di fatto. La tredicesima, detta anche gratifica natalizia, è stata istituita per garantire ai lavoratori, in un particolare periodo dell’anno, una maggiore disponibilità economica.

Ho la badante da pochi mesi, le spetta la tredicesima?

Questa domanda mi è stata posta molte volte. Vi ricordo quindi che, nel caso in cui il vostro lavoratore domestico non raggiunga un anno di servizio, dovrete corrispondergli tanti dodicesimi di tredicesima mensilità quanti sono i mesi del rapporto di lavoro. Se ad esempio avete assunto la vostra colf ad ottobre, dovrete corrisponderle tre dodicesimi.

E’ importante ricordare che la tredicesima mensilità matura anche durante le assenze per malattia, infortunio sul lavoro o maternità e che concorre a determinare l’importo della retribuzione oraria per il calcolo dei contributi da versare all’INPS. Questo significa che alla retribuzione oraria, oltre alla quota di vitto e alloggio prevista in caso di convivenza, occorre sommare anche la quota oraria della tredicesima che si ottiene dividendo per 12 la paga oraria effettiva.

La tredicesima 2019 della badante è troppo cara? C’è una soluzione!

Per cercare di arginare i costi di questa spesa extra, il contratto collettivo nazionale del lavoro domestico mette a disposizione dei lavoratori un’opzione vantaggiosa: la rateizzazione. Questa soluzione deve essere concordata con il lavoratore e consente di distribuire il costo lungo tutto l’arco dell’anno. In questo modo, invece della stangata di dicembre, potrete ammortizzare i costi in 12 mesi.

Il rateo di tredicesima si calcola in due modi diversi a seconda dell’inquadramento del lavoratore domestico:

lavoratore convivente
paga base + vitto e alloggio / 12

lavoratore non convivente
paga oraria  x  le ore totali dell’anno / 12

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Lavoro Domestico, la fotografia del Rapporto Annuale DOMINA

Direttore Osservatorio DOMINA

I dati del primo Rapporto annuale DOMINA sul lavoro domestico.

Il 12 dicembre è stato presentato il Rapporto Annuale sul Lavoro Domestico 2019 pubblicato da DOMINA (Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico, firmataria del CCNL sulla disciplina del lavoro domestico). Il Rapporto è realizzato dall’Osservatorio Nazionale DOMINA sul lavoro domestico in collaborazione con la Fondazione Leone Moressa.

Lo scenario. I lavoratori domestici regolari in Italia sono 859 mila (53% colf, 47% badanti). Tenendo conto anche degli irregolari (58%), è possibile stimare un totale di 2 milioni di lavoratori. Ad essi si possono ricondurre 18,8 miliardi di euro di Valore Aggiunto, pari all’1,2% del PIL italiano.

Nazionalità dei lavoratori domestici. Tutte le componenti di origine straniera hanno subito un calo, mentre la componente italiana ha registrato un +29,6%, passando da 190 mila a 246 mila unità. Oltre il 40% dei lavoratori domestici arriva dall’Est Europa. La seconda componente è quella italiana, con il 28,6% del totale (246 mila lavoratori). Seguono Filippine (8%), Sud America (6,8%) e Asia orientale (5,4%).

spesa famiglie lavoro domestico DOMINALa spesa delle famiglie. Quasi la metà dei lavoratori domestici riceve meno di 6 mila euro annui, poiché molti lavorano poche ore a settimana. Per i lavoratori domestici regolari, le famiglie italiane hanno speso nel 2018 oltre 7 miliardi di euro. Di cui 5,7 miliardi per le retribuzioni, 976 milioni di contributi previdenziali e 421 milioni di TFR.

Considerando anche i lavoratori irregolari, la spesa delle famiglie raggiunge 14,9 miliardi. La gestione “in famiglia” consente allo Stato di risparmiare quasi 10 miliardi di euro. La spesa pubblica aumenterebbe molto se gli anziani accuditi in casa fossero affidati a strutture statali. Dal punto di vista fiscale, i lavoratori regolari garantiscono un gettito di 1,4 miliardi di euro. Una eventuale regolarizzazione dei lavoratori in nero porterebbe alle casse dello Stato altri 2 miliardi di euro.

Fabbisogno in aumento. Nel 1981 i bambini (0-14 anni) erano oltre il 20% della popolazione e gli anziani (over 64) circa il 13%, oggi questo rapporto si è invertito, con gli anziani che rappresentano il 22,6% della popolazione. L’incidenza degli anziani è destinata ad aumentare, raggiungendo il 26,9% nel 2030 e il 33,8% nel 2055. In base alle elaborazioni dei dati effettuate, le badanti passeranno da 402 mila del 2018 a 685 mila nel 2055 (+70%).

Le proposte dell’Associazione DOMINA.

Per tutelare le famiglie e garantire un lavoro dignitoso ai lavoratori domestici bisogna puntare sulla regolarizzazione. Non a caso la prima proposta di DOMINA riguarda incentivi fiscali alle famiglie, con una deducibilità del 15% della retribuzione per i domestici e del 30% della retribuzione per le Badanti.

Anche la seconda proposta DOMINA ha lo scopo di contrastare l’evasione fiscale. Si tratta di facilitare all’Agenzia delle Entrate l’accesso al dato retributivo delle dichiarazioni di assunzioni che le famiglie rilasciano all’INPS. In questo modo l’Agenzia delle Entrate può inviare direttamente al lavoratore la dichiarazione precompilata. Questa procedura permette allo Stato di recuperare una buona percentuale dell’evasione del settore: sono molti infatti i lavoratori domestici che eludono le dichiarazioni dei redditi.

La terza proposta DOMINA pone l’attenzione sulla difficoltà di regolarizzare i lavoratori extra-comunitari senza permesso di soggiorno già presenti nel territorio. L’adozione di permessi di soggiorno temporanei legati al contratto di lavoro domestico consentirebbe un’ulteriore emersione di forme irregolari di lavoro.

La regolarizzazione dei lavoratori in nero e l’intensificazione dei controlli, insieme alla realizzazione di politiche attente alle esigenze delle famiglie, sono le sfide principali da affrontare nel settore del lavoro domestico. Perché rinunciare a un possibile aumento delle entrate contributive e fiscali?

 

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Presentazione Rapporto Annuale Lavoro Domestico DOMINA

Il Primo Rapporto Annuale dell’Osservatorio Nazionale DOMINA

Il 12 dicembre sarà presentato a Roma il Primo Rapporto Annuale sul Lavoro Domestico pubblicato da DOMINA (Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico, firmataria del CCNL sulla disciplina del lavoro domestico) e realizzato dal suo Osservatorio Nazionale sul lavoro domestico in collaborazione con la Fondazione Leone Moressa. Il Convegno DOMINA si terrà presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani e sarà trasmesso in diretta sul canale youtube del Senato della Repubblica.

programma convegno DOMINA

Il nuovo Centro studi fondato da DOMINA presenta, con la sua prima pubblicazione, una visione d’insieme della situazione del lavoro domestico e, attraverso l’analisi qualitativa e quantitativa, esamina i risvolti sociali ed economici del settore a livello locale, nazionale e internazionale.

I partecipanti all’evento riceveranno una copia del Rapporto e la sintesi dei dati principali emersi dall’analisi.

Il lavoro di ricerca dell’Osservatorio Nazionale DOMINA, di cui sono Direttore, consente di mappare l’evoluzione del lavoro domestico al fine di  contribuire all’analisi delle trasformazioni sociali, economiche e normative, nonchè alla definizione di nuove politiche fiscali e di welfare a sostegno del settore.

L’evento è a numero chiuso, per partecipare è necessario inviare il proprio nominativo all’indirizzo e-mail segreteria@colfdomina.it e ricevere conferma della disponibilità dall’Associazione DOMINA. Nel caso in cui non vi sia possibile prendere parte all’evento sarà possibile seguire la diretta sul canale youtube del Senato e gli aggiornamenti sul profilo Twitter dell’Associazione DOMINA.

 

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Il lavoratore domestico può registrare video in casa con il cellulare?

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Riprese in casa durante l’orario di lavoro, nuova sentenza della Cassazione

Il tema delle riprese video in casa è stato uno dei più dibattuti nel settore del lavoro domestico negli ultimi anni. Il confine tra intrusione nella vita privata e sicurezza è tutt’altro che netto. Vorrei portare alla vostra attenzione una sentenza della Cassazione molto interessante in materia che legittima il lavoratore a registrare immagini e audio durante l’orario lavorativo. Questo materiale potrà essere depositato dal lavoratore “irregolare” in Tribunale come prova per l’accertamento di un eventuale rapporto di lavoro in nero.

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 5 luglio – 13 novembre 2019, n. 46158

Presidente Stanislao – Relatore Mazzitelli

1. Con sentenza, emessa in data 5/12/2017, la Corte d’Appello di Torino ha confermato la sentenza emessa in data 10 novembre 2015 dal locale Tribunale, con cui D.S.M.M. è stata condannata alla pena di mesi quattro di reclusione, oltre al rimborso delle spese e al risarcimento del danno in favore della parte civile costituita, in relazione al reato di cui all’art. 615 bis c.p., contestato alla prevenuta per aver effettuato riprese fotografiche all’interno dell’abitazione di M.C. e M.R. , poi prodotte in sede di giudizio relativo al rapporto di lavoro subordinato intercorso tra le parti lese e la stessa D.S. .

2. L’imputata, tramite difensore di fiducia, ha proposto ricorso per cassazione, con cui ha dedotto i seguenti motivi.

2.1 Vizi di violazione di legge e di motivazione, ex art. 606, comma 1 lett. b) ed e), codice di rito, in relazione al reato di cui all’art. 615 bis c.p..

La riservatezza domiciliare, bene giuridico in considerazione del quale è stato introdotto il reato in questione, non è lesa, ove le riproduzioni fotografiche siano limitate ad una mera raffigurazione spaziale, operata, peraltro, dall’esponente, pienamente autorizzata ad accedere ad ogni parte del domicilio protetto. Si tratterebbe di un’inevitabile forzatura del concetto di vita privata, posto che l’art. 615 bis c.p., intende sanzionare riprese di vite attinenti alla vita privata, non già la condotta, lecita, di procurarsi immagini dei luoghi indicati nella medesima disposizione. In tale ottica è auspicabile una lettura costituzionalmente orientata in distonia con quanto sostenuto invece nella sentenza impugnata.

2.2 Vizio di motivazione, ex art. 606, comma 1, lett. e), codice di rito, con riferimento agli art. 51 e 615 bis c.p.p.. Sarebbe errata l’argomentazione del giudice d’appello secondo cui la produzione dei fotogrammi nella causa giuslavoristica intentata dall’odierna ricorrente non sarebbe scriminata in ogni caso dall’esimente dell’esercizio di un diritto. Si confonde così la condotta, consistita nell’aver effettuato le riprese fotografiche in questione, con quella di utilizzarne il risultato, il che dimostrerebbe il vizio motivazionale.

Considerato in diritto

1. L’art. 615 bis c.p., punisce chi, con strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura notizie o immagini relative alla vita privata che si svolge nei luoghi indicati dall’art. 614 c.p..

Il riferimento ai luoghi indicati nell’art. 614 c.p., è puramente indicativo di un richiamo a quei luoghi, senza che la disciplina del reato di violazione di domicilio possa essere a sua volta recepita nella disposizione sopra richiamata.

Al riguardo, va richiamata la giurisprudenza di legittimità, secondo la quale il riferimento, contenuto nell’art. 615 bis c.p., comma 1, ai luoghi indicati nell’art. 614, dello stesso codice, ha la funzione di delimitare gli ambienti nei quali l’interferenza nella altrui vita privata assume penale rilevanza, ma non anche quella di recepire il regime giuridico dettato dalla disposizione da ultima citata. (Sez. 5, n. 9235 del 11/10/2011 – dep. 08/03/2012, M., Rv. 251999).

Delineato così il parametro di applicazione della fattispecie criminosa contestata, va detto che secondo la giurisprudenza di legittimità più recente, non integra il reato di interferenze illecite nella vita privata (art. 615 bis c.p.) la condotta di colui che, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva, in un’abitazione in cui sia lecitamente presente, filma scene di vita privata, in quanto l’interferenza illecita normativamente prevista è quella realizzata dal terzo estraneo al domicilio che ne violi l’intimità, mentre il disvalore penale non è ricollegato alla mera assenza del consenso da parte di chi viene ripreso. (Sez. 5, n. 27160 del 02/05/2018 – dep. 13/06/2018, C, Rv. 273554).

Va richiamata, altresì, altra pronuncia, secondo la quale integra il reato di interferenze illecite nella vita privata di cui all’art. 615-bis c.p. la condotta di colui che, mediante l’uso di strumenti di captazione visiva o sonora, all’interno della propria dimora, carpisca immagini o notizie attinenti alla vita privata di altri soggetti che vi si trovino, siano essi stabili conviventi o ospiti occasionali, senza esservi in alcun modo partecipe; ne consegue che detto reato non è configurabile allorché l’autore della condotta condivida con i medesimi soggetti e con il loro consenso l’atto della vita privata oggetto di captazione. (Sez. 5, n. 36109 del 14/05/2018 – dep. 27/07/2018, C, Rv. 273598).

Tali pronunce delineano, in modo chiaro e netto, la riferibilità dell’autore del reato ad un soggetto che carpisca immagini relativi a luoghi di privata dimora in cui il medesimo non sia ammesso, il che costituisce all’evidenza la realizzazione di un atto di interferenza nell’ambito privato altrui.

Ulteriore presupposto di tale reato, desumibile dai richiamati arresti giurisprudenziali, è poi costituito, da un lato, dalla compartecipazione dell’autore delle riprese all’evento, oggetto di disamina, e, d’altro canto, dal disvalore obiettivo delle immagini, riprese da un soggetto, lecitamente inserito nei luoghi di privata dimora (dizione, quest’ultima, presupponente un preventivo consenso da parte dei titolari all’accesso a tali luoghi da parte del soggetto i questione).

2 Poste tali premesse, implicanti un approfondimento e un’analisi della ratio della disposizione e del suo ambito di applicazione, va detto che, nel caso di specie ricorrono le condizioni per un proscioglimento ampio, perché il fatto non sussiste.

Nella fattispecie è indubbio che l’odierna ricorrente fosse autorizzata ad accedere nel luogo di abitazione delle parti lese.

Altro dato pacifico è rappresentato dalla produzione delle immagini, relative agli ambienti interni e al mobilio ivi presente, nel corso del giudizio, avente ad oggetto il rapporto di lavoro subordinato intercorso tra la prevenuta e le parti lese.

Ne consegue, acclarata la legittima presenza della ricorrente nei luoghi di privata dimora di pertinenza delle p.o., la mancanza di un disvalore obiettivo, non essendo state riprese scene della vita privata, ma solo gli ambienti e i loro arredi.

E ciò è confermato, senza necessità di richiamare l’esimente dedotta, anche dalla limitatezza del fatto, considerato obiettivamente, al solo ambito del giudizio, a fini strettamente legati alla difesa della stessa ricorrente.

Trattasi di circostanze che escludono per altra via il carattere indebito della ripresa limitata ad una ristretta utilità.

3. Alla luce delle considerazioni esposte, si deve annullare la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.

Motivazione semplificata.

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Contributi INPS da lavoro domestico autunnali

autunno contributi

Cadono le foglie e scadono i contributi INPS da lavoro domestico

Con l’arrivo dell’autunno arriva la terza scadenza annuale per i datori di lavoro domestico. Da oggi fino al 10 di ottobre è possibile versare i contributi inps del 3° trimestre per chi ha assunto colf, badanti, babysitter, etc.

La scadenza arriva in un periodo in cui le famiglie, in particolar modo quelle con figli, sostengono molte spese dovute alla scuola. La finestra di pagamento, nonostante le difficoltà del bilancio familiare, è obbligatoria per tutti i datori di lavoro.

L’INPS mette a disposizione delle famiglie con lavoratori domestici o diverse modalità di pagamento:

  • il versamento attraverso il Contact Center (numero verde gratuito 803164, pagamento con carta di credito);
  • il circuito “Reti Amiche”(tabaccherie che espongono il logo “Servizi Inps”, sportelli bancari di Unicredit Spa);
  • il bollettino Mav inviato dall’Inps o generato attraverso il sito Internet www.inps.it (sezione “Servizi Online/Per tipologia di utente/Cittadino/Pagamento contributi lavoratori domestici), pagabile presso banche e uffici postali;
  • il sito Internet www.inps.it nella sezione “Servizi Online/Per tipologia di utente/ Cittadino/Pagamento contributi lavoratori domestici” (pagamento con carta di credito).

Note importanti sui contributi INPS da lavoro domestico

L’importo da pagare per il terzo trimestre 2019 (luglio-agosto-settembre) si ottiene moltiplicando il contributo orario per il numero delle ore retribuite nell’intero trimestre. E’ fondamentale che il datore di lavoro utilizzi le aliquote corrette. Le tabelle, infatti, vengono aggiornate ogni anno e l’importo cambia se il rapporto di lavoro è a tempo determinato o indeterminato.

Ricordo a tutte le famiglie che l’Istituto Nazionale Previdenza Sociale invia un MAV che non tiene conto di giorni di ferie,  permessi, malattia, etc. Perché vi chiederete? Il motivo è che il bollettino inviato dall’INPS è emesso in automatico. Quindi il MAV INPS è “standard” ovvero calcola l’importo da versare in base alle ore e all’inquadramento previsti nel contratto di lavoro domestico sottoscritto con la colf o con la badante.

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Come funzionano i permessi di colf e badanti?

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Permessi colf e badanti retribuiti e non

Tutti i lavoratori domestici hanno diritto a permessi di lavoro individuali retribuiti durante l’anno per motivi specifici. Vi elenco di seguito le motivazioni per il rilascio o la richiesta dei permessi di colf e badanti:

  • visite mediche documentate;
  • comprovata disgrazia familiare;
  • frequentazione corsi professionali;
  • motivi di studio;
  • altro.

Previo accordo è possibile fruire anche di permessi non retribuiti.

Per quanto riguarda le visite mediche, Colf, badanti e baby-sitter hanno diritto, come tutti gli altri lavoratori, ai permessi retribuiti per le visite mediche. I permessi vengono retribuiti solo se coincidenti (almeno parzialmente) con l’orario di lavoro. Per ogni lavoratore è previsto un monte ore annuo che cambia a seconda della tipologia di contratto. Il numero di ore a disposizione è differente per i lavoratori domestici conviventi e non conviventi.

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Licenziamento badante? Il MAV si paga in anticipo

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10 giorni per il Bollettino INPS per licenziamento badante

Avete deciso di licenziare la vostra badante prima della fine di settembre? Se non avete più necessità della vostra assistente familiare siete liberi di cessare il rapporto di lavoro. L’importante è che paghiate i contributi del vostro lavoratore domestico subito. Perché vi chiederete?

Il pagamento dei contributi INPS del trimestre in corso (luglio – agosto – settembre) si effettuerà a partire dal prossimo primo ottobre ed avrete 10 giorni di tempo per versarli. Ma per coloro che interrompono il rapporto di lavoro con la badante o con la colf prima della fine del trimestre i contributi dovranno essere pagati entro 10 giorni dalla cessazione del rapporto. In caso di coincidenza con un giorno festivo il pagamento potrà essere prorogato al primo giorno lavorativo.

Esempio 

Se licenziate la vostra badante il prossimo 20 settembre, dovrete versare i contributi INPS tra il 21 e il 30 settembre 2019.

Comunichiamo il licenziamento badante all’INPS

Il datore di lavoro domestico, dopo aver comunicato la cessazione all’INPS, dovrà accedere con il proprio Pin sul sito dell’Istituto Nazionale di previdenza sociale e richiedere l’emissione di un MAV. Il bollettino servirà per il versamento dei contributi relativi alle ore effettuate dalla colf, dalla badante o dalla babysitter fino alla data di cessazione del rapporto di lavoro.

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Riposo giornaliero della badante, le regole del CCNL

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I lavoratori conviventi hanno diritto al riposo giornaliero.

Tutti i lavoratori hanno diritto ad un certo numero di ore di riposo al giorno ma per chi si occupa di assistenza domiciliare ad anziani o disabili è evidente che la situazione è più delicata. Vediamo insieme qual è la situazione nel settore del lavoro domestico.

Le famiglie datori di lavoro domestico che assumono un assistente familiare con convivenza, hanno l’obbligo di rispettare il risposo giornaliero.

Il riposo giornaliero dei lavoratori domestici ammonta a 11 ore consecutive nell’arco della giornata (art. 15 CCNL di categoria).  Inoltre, qualora l’orario giornaliero non sia interamente collocato tra le ore 6.00 e le ore 14.00 (oppure tra le ore 14.00 e le ore 22.00), il lavoratore ha diritto ad un riposo intermedio non retribuito. Di solito avviene nelle ore pomeridiane ed ammonta a due ore. Durante questo periodo di riposo il lavoratore può uscire dall’abitazione del datore, fermo restando che questo intervallo è finalizzato al recupero psicofisico della persona.

logo IloVi ricordo che il riposo giornaliero deve essere fruito in modo consecutivo fatte salve le attività caratterizzate da periodi di lavoro frazionati durante la giornata. Il diritto al riposo è sancito nella Dichiarazione universale dei diritti umani, Articolo 24. Si tratta di un diritto essenziale del lavoratore, che compare fin dalla prima convenzione dell’Organizzazione internazionale del lavoro del 1919. Il riposo, comprese le ore dedicate al sonno e ai pasti, è fondamentale per la salute mentale e fisica e consente ai lavoratori domestici di essere efficienti nelle mansioni richieste.

 

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Le regole per prorogare il contratto di colf e badanti

La famiglia può prorogare il contratto di lavoro domestico.

I datori di lavoro domestico che hanno assunto colf o badanti a tempo determinato possono posticipare la scadenza del contratto di lavoro. Il decreto legislativo  n.81/2015 chiarisce che, fermo restando il consenso del lavoratore e qualora la durata iniziale del contratto sia inferiore a 36 mesi, sono ammesse proroghe.

Le proroghe sono consentite fino ad un massimo di cinque volte nel limite dei complessivi 36 mesi, indipendentemente dal numero dei contratti.

Cosa succede se si supera il limite delle proroghe? In questo caso il legislatore precisa che, superata la quinta proroga, il rapporto di lavoro si trasforma automaticamente in contratto a tempo indeterminato. Per le proroghe vanno mantenute le stesse condizioni del contratto di lavoro a termine: forma scritta, firma per accettazione del lavoratore e consegna di copia del documento.

Vi ricordo che se il rapporto di lavoro continua dopo la scadenza del termine inizialmente fissato (o successivamente prorogato), il datore di lavoro è tenuto a fornire al lavoratore una maggiorazione della retribuzione, per ogni giorno di prosecuzione del rapporto di lavoro.

L’importo della maggiorazione è pari al:

  • 20% fino al 10° giorno extra
  • 40% dopo il 1o° giorno.

In tema di prosecuzione di fatto, ci sono alcune ultime informazioni di cui i datori di lavoro devono tenere conto. Nei rapporti di lavoro a tempo determinato esiste quello che viene chiamato il periodo di tolleranza fissato in:

  • 30 giorni se la durata del contratto è inferiore a 6 mesi
  • 50 giorni negli altri casi.

Trascorso questo periodo, come accennato precedentemente i rapporti di lavoro si trasformano i contratti a tempo indeterminato.

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Hai domande sul lavoro domestico?

Chiama al numero 06.68210696 / 3285695515

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