Detrazione spese per chi assume colf e badanti

dichiarazione redditi

Dichiarazione dei redditi per la famiglia datore di lavoro domestico.

Denunciare i redditi è obbligatorio per tutti coloro che hanno un guadagno annuale di almeno 8.000€. Nella dichiarazione non vengono indicate solo le entrate ma anche le uscite.

Per le famiglie datori di lavoro domestico c’è una voce di spesa in più che va aggiunta al documento. Infatti, i datori di lavoro domestico hanno diritto a detrazioni e deduzioni fiscali nel modello 730 del 2019 legate alle spese di assistenza.

La detrazione delle spese di assistenza  legate alla prestazione lavorativa di assistenti familiari  comprende voci di costo differenti. Tra queste troviamo quelle sostenute per la casa di riposo o quelle dovute all’assunzione di una colf o una badante.  Alcune spese rientrano tra quelle detraibili dal proprio reddito, altre tra quelle deducibili.

In entrambi i casi è possibile, presentando il modello 730/2019 per la dichiarazione dei redditi, usufruire di un risparmio sulle tasse, nel rispetto di determinati limiti di importo ed istruzioni.

DETRAZIONE

  • spesa sostenuta per colf e badanti per i soggetti non autosufficienti: un massimo di 2.100 Euro (detrazione fiscale pari al 19% della spesa sostenuta).

DEDUZIONE

  • l’importo dei contributi di propria competenza pagati per colf o badanti, entro il limite di 1.549,37 Euro di spesa.

Vi ricordo che la data di scadenza per la trasmissione dei modelli 730 e redditi non è la stessa: per il 730 precompilato c’è tempo fino al 23 luglio 2019, mentre per il modello redditi,  l’ultimo giorno disponibile è il 30 settembre 2019.

Inoltre colgo l’occasione per ricordare a tutti i datori di lavoro che non lo avessero già fatto, di consegnare il C.U. ai lavoratori. La Certificazione Unica è un documento fiscale che deve essere consegnato una volta all’anno e che riassume tutte le somme versate a colf e badanti nell’anno precedente. Questa attestazione sarà utile al vostro lavoratore domestico per presentare la dichiarazione dei redditi, per calcolare l’Isee familiare e per le pratiche di rinnovo del permesso di soggiorno. A questo link potete scaricare il fac simile della certificazione unica.

Per maggiori informazioni potete rivolgervi a DOMINA, www.associazionedomina.it.

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Il lavoro domestico in Friuli Venezia Giulia, dati DOMINA

Boom badanti nel settore del lavoro domestico in Friuli Venezia Giulia.

Lo scorso 17 maggio si è tenuto a Gorizia il convegno DOMINA “I dati regionali del lavoro domestico“. L’incontro è stato motivo di approfondimento sui dati relativi al settore del lavoro domestico in Friuli – Venezia Giulia.

Vi riporto una sintesi di alcune delle principali statistiche discusse durante l’incontro. Secondo i dati INPS, i lavoratori domestici regolarmente assunti dalle famiglie in Friuli – Venezia Giulia sono circa 18 mila. Come evidenziato durante il convegno c’è una netta prevalenza di badanti (72,6%) rispetto alle colf (27,4%). Le badanti oggi sono 13 mila, sul totale dei lavoratori domestici le donne sono in netta maggioranza (93,9%) rispetto agli uomini.

Per quanto riguarda la nazionalità, i lavoratori domestici stranieri rappresentano il 72,8% del totale, anche se negli ultimi anni sono aumentati gli italiani. La componente più significativa, in linea con il dato nazionale, è quella dell’Est Europa (60,2% del totale). Quanto spendono le famiglie datori di lavoro domestico? Complessivamente, le famiglie in FVG spendono 153 milioni di Euro all’anno per la retribuzione dei lavoratori domestici (stipendio, contributi, TFR).

Il lavoro domestico nelle province del Friuli – Venezia Giulia.

Il maggior numero di colf e badanti si concentra nella provincia di Udine (45,4% delle colf della regione e 45,7% delle badanti). Seguono Pordenone e Trieste. Ultima Gorizia con 301 colf e 1356 badanti.

L’evento, tenutosi presso la sala del Conte del Castello di Gorizia, è stato moderato da Paolo Mosanghini, Vice Direttore Messaggero Veneto e autore del libro “Sbadanti. Le peripezie di Ludmilla e nonna Rosa.” Il convegno è stato aperto con i saluti del sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna, e dell’Assessore Regionale politiche del lavoro, della formazione e istruzione, Alessia Rosolen.

I dati della ricerca DOMINA sono stati presentati da me in qualità di Direttore dell’Osservatorio Nazionale DOMINA sul lavoro domestico. Sono intervenuti come relatori Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Fabio Lo Faro, Direttore Regionale INAIL Friuli Venezia Giulia, Antonino Rizzo, Dirigente Area Entrate Contributive Direzione Regionale INPS Friuli Venezia Giulia, Agata Bosco, Responsabile Agenzia Flussi Contributivi Sede Provinciale INPS Trieste.

L’evento è stato ripreso dal TGR Friuli – Venezia Giulia con le interviste a Lorenzo Gasparrini e Massimo De Luca.

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Ferie 2019 per colf, badanti e baby-sitter

valigia-ferie-colf-badanti

A quante ferie hanno diritto i lavoratori domestici?

Ai lavoratori domestici si applicano le norme previste per i lavoratori subordinati. Colf, badanti, baby-sitter, giardinieri, etc., hanno diritto a 26 giorni di ferie all’anno, indipendentemente dall’orario di lavoro svolto. Questi 26 giorni possono essere frazionati al massimo in due periodi all’anno, fissati dal datore di lavoro tra giugno e settembre.

Una domanda che mi è stata rivolta spesso è se le ferie possono essere monetizzate. La risposta è no. Questo periodo di riposo, infatti, è un diritto irrinunciabile, può essere sostituito dalla relativa indennità per ferie non godute, solo in caso di chiusura del rapporto di lavoro.

Cosa fare quando la badante chiede due mesi di ferie?

In Italia la percentuale di lavoratori domestici stranieri è molto alta e spesso questi collaboratori hanno necessità, per visitare i familiari nel proprio paese di origine, di periodi di vacanza più lunghi. Per questo motivo, su richiesta del lavoratore e con l’accordo del datore di lavoro, è possibile l’accumulo delle ferie nell’arco massimo di un biennio.

Calcolo e retribuzione delle ferie

E’ importante ricordare che colf e badanti maturano 2,16 giorni di ferie al mese e che nel periodo di riposo non sono conteggiate domeniche e festività. L’importo può essere calcolato con due formule differenti.

Lavoratori domestici senza convivenza

ore lavorate mese / 26 x paga oraria x giorni di ferie

Lavoratori domestici con convivenza

retribuzione mensile + vitto e alloggio / 26 x giorni di ferie goduti


Per maggiori informazioni potete consultare l’articolo 18 del CCNL sulla disciplina del rapporto di lavoro domestico.

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Il lavoratore domestico irregolare deve essere retribuito

Se c’è prestazione lavorativa deve esserci retribuzione, anche senza permesso di soggiorno.

La prima cosa che vorrei ricordare aprendo questo post è che le persone extracomunitarie senza regolare permesso di soggiorno non possono essere assunte. Si tratta di un’azione illegale e in quanto tale è perseguibile per legge.

Chiarito questo punto, come ben sappiamo, nel lavoro domestico la percentuale di colf e badanti irregolari è molto alta. In questa quota di lavoratori troviamo anche molte persone che svolgono prestazioni lavorative presso le famiglie senza un regolare permesso di soggiorno.

Secondo la sentenza n. 2333/2019 del 25 aprile 2019 (Tribunale di Roma, Sezione Lavoro), il diritto alla retribuzione deve essere riconosciuto anche al lavoratore domestico immigrato privo di regolare titolo di soggiorno. Questo in quanto la nullità del contratto stipulato per contrarietà all’art. 22 del D. Lgs. n. 286 del 1998 non rende inoperante la disposizione espressa dall’art. 2126 c.c., con la conseguenza che gli effetti prodotti dall’esecuzione della prestazione in attuazione di un contratto invalido sono comunque preservati.

Cosa dice la Cassazione?

In questo senso la Cassazione sezione lavoro (26 marzo 2010 n. 7380) sottolinea che la materia è regolata dall’art. 2126 c.c., che così dispone: “La nullità o l’annullamento del contratto di lavoro non produce effetto per il periodo in cui il rapporto ha avuto esecuzione, salvo che la nullità derivi dall’illiceità dell’oggetto o della causa (comma 1). Se il lavoro è stato prestato con violazione di norme poste a tutela del prestatore di lavoro, questi ha in ogni caso diritto alla retribuzione (comma 2)”.

Il lavoratore extracomunitario assunto con un contratto di lavoro in violazione dell’art. 22, cit. testo unico sull’immigrazione rientra nella fattispecie dell’art. 2126 c.c.. Rientra nella previsione del comma 1, perché l’illegittimità del contratto deriva dalla mancanza del permesso di soggiorno e non attiene né alla causa (funzione economico sociale del contratto di lavoro), né all’oggetto del contratto, costituito dalla prestazione di lavoro erogata, sempre che la stessa sia una prestazione di lavoro lecita, cosa che nel caso in esame nessuno discute (in senso conforme, sebbene con riferimento al quadro normativo anteriore al t.u. del 1998, cfr. Cass., Sez. 50, 13 ottobre 1998, n. 10128).

Ma la fattispecie in esame rientra anche, e soprattutto, nella previsione del secondo comma della norma codicistica. Infatti, dalla lettura della norma violata (art. 22, cit. T.U.) si evince che tra le sue finalità c’è anche quella di garantire al lavoratore straniero condizioni di vita e di lavoro adeguate.

Funzionali a questo fine sono le disposizioni che impongono al datore di lavoro di esibire “idonea documentazione indicante le modalità di sistemazione alloggiativa per il lavoratore” (comma 2) e subordinano il rilascio al datore di lavoro del nulla osta per l’assunzione “al rispetto delle prescrizioni del contratto collettivo di lavoro” (comma 5).

Se, quindi, la disciplina del permesso di soggiorno ha (anche) la finalità di tutelare il lavoratore straniero, la sua violazione è “violazione di norme poste a tutela del prestatore di lavoro” (dell’art. 2126 cod. civ., comma 2) e quindi, ai sensi dell’art. 2126 c.c., qualora il contratto venga dichiarato nullo, il lavoratore ha comunque diritto alla retribuzione per il lavoro eseguito”.

Vorrei ricordare alle famiglie datori di lavoro attuali e potenziali che un rapporto di lavoro senza regolare contratto rappresenta un grosso rischio. Nelle situazioni di irregolarità infatti non sono tutelate ne la famiglia ne il collaboratore familiare. Quando alla mancanza di regolare contratto si aggiunge anche l’assenza del permesso di soggiorno, oltre allo spettro della vertenza sindacale, si aggiunge il reato. Per il datore di lavoro scattano sia le sanzioni penali che quelle amministrative.

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Lavoro domestico, preparate una busta paga doppia

busta paga

Consigli per la busta paga di colf e badanti.

La busta paga è un documento che deve essere consegnato tutti i mesi al collaboratore familiare, insieme alla corresponsione della retribuzione.

Per non farvi cogliere di sorpresa, il mio consiglio è di preparare settimanalmente un vostro resoconto con permessi, giorni di ferie, malattia, etc. In questo modo sarete in grado di fornire il documento al vostro lavoratore domestico per tempo. Il prospetto va redatto sempre in doppia copia.  Nel rapporto di lavoro domestico è fondamentale che la famiglia datore di lavoro conservi sempre una copia del prospetto firmato dal lavoratore. In caso di vertenze sindacali, infatti, la busta paga firmata rappresenta un documento molto importante.
Questo documento è uno strumento di tutela fondamentale per i datori di lavoro domestico.
Il contratto di lavoro e tutte le comunicazioni (richiesta di ferie, preavviso, richiesta di ore di permesso) devono sempre essere scritte e firmate da datore e lavoratore.

Come si compila la busta paga dei lavoratori domestici?

Le informazioni da inserire nel prospetto paga sono:

  • dati anagrafici di datore e lavoratore domestico,
  • riepilogo dei dati del contratto di lavoro,
  • voci della retribuzione che determinano la paga,
  • competenze che determinano la paga lorda,
  • trattenute che determinano la paga netta,
  • quietanza di pagamento e orario lavorato,
  • straordinari e festività,
  • superminimo (assorbibile o non assorbibile),
  • trattenute per oneri previdenziali.

A questo link trovate un facsimile utile per la redazione della busta paga che darete alla vostra colf, badante, babysitter, etc.

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Trasferimenti, cambio vita ma tengo la badante

Il datore di lavoro domestico si trasferisce

Avete deciso di trasferirvi in un’altra città? Cosa succede alla badante o alla colf che lavora per voi?

Mi è capitato spesso di ricevere domande riguardanti il trasferimento da parte di un datore di lavoro domestico o dei suoi familiari.

Come dovete comportarvi nei confronti del vostro lavoratore domestico? Diciamo che badante può trasferirsi insieme a voi ma ci sono condizioni precise da rispettare.

Se avete deciso di trasferirvi in un altro comune, la vostra colf o la vostra badante possono seguirvi ma bisogna seguire delle regole precise.

Secondo il contratto collettivo, infatti, i lavoratori domestici devono essere preavvisati per iscritto almeno 15 giorni prima del trasferimento effettivo.

Cosa si fa dopo aver consegnato il preavviso scritto?

Una volta data la comunicazione non vi resta che aspettare la decisione dell’assistente familiare o del collaboratore domestico, il lavoratore potrà decidere autonomamente se seguirvi nella vostra nuova residenza o se rifiutare e interrompere il rapporto di lavoro.

Se il lavoratore accetta il trasferimento, per i primi 15 giorni di assegnazione presso la nuova sede di lavoro, dovrete corrispondergli una diaria pari al 20% della retribuzione globale di fatto, inoltre, dovrete corrispondere il rimborso delle spese di viaggio e trasporto per il lavoratore (colf, badante, baby-sitter, giardiniere, etc.) e per i propri effetti personali.

Se il lavoratore domestico non accetta il trasferimento ha diritto all’indennità sostitutiva del preavviso, ove non sia stato rispettato il termine di 15 giorni.

Il mio consiglio, se avete intenzione di trasferirvi, è di parlare con il vostro lavoratore domestico il prima possibile per capire le sue intenzioni e per avere il tempo di cercare una nuova risorsa che vi segua nella nuova residenza.

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Lavoro domestico, insieme all’uovo di Pasqua c’è lo straordinario

Pasqua e pasquetta più care per le famiglie con colf e badanti

La Pasqua e la pasquetta sono festività riconosciute dallo Stato. Per il lavoro domestico, come in ogni altro settore, è previsto che colf, badanti, baby-sitter, etc, riposino. In queste giornate i lavoratori domestici non sono tenuti a a lavorare. Come sappiamo però, in molti casi, il lavoro domestico è una necessità più che un lusso. Le persone che si avvalgono di assistenti familiari spesso hanno bisogno di cure costanti che non si interrompono con domeniche o festività.
Non sempre gli assistiti possono contare sull’aiuto dei familiari, quindi l’alternativa è ricorrere ad un aiuto esterno.  Nel caso in cui ci sia bisogno delle prestazioni lavorative da parte della colf o della badante nella giornata di Pasqua o di Pasquetta, i datori di lavoro chiederanno la disponibilità al proprio lavoratore. A fine mese la famiglia dovrà annotare nella busta paga le ore di lavoro svolte nei giorni festivi.
Le ore ore svolte durante le festività come Pasqua e pasquetta, devono essere retribuite diversamente.
Infatti, trattandosi di festività le ore lavorate sono considerate come ore di straordinario, ovvero extra rispetto a quanto concordato.
*Per i datori di lavoro domestico che hanno assunto colf e badanti con un contratto ad ore, le festività di cui al comma 1 verranno retribuite con 1/26 della retribuzione globale di fatto mensile.

Vorrei augurare a tutti i lettori del blog una serena Pasqua in famiglia.

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Contributi INPS lavoro domestico, scade il primo trimestre

scadenza contributi

Ultimo giorno di pagamento dei contributi INPS.

Oggi, 10 aprile, è l’ultimo giorno utile per le famiglie per pagare i contributi dei propri lavoratori domestici relativi al primo trimestre 2019.

Non scordate di pagare i contributi INPS della vostra badante. Gestire gli impegni familiari e il lavoro è difficile, si sa, ma non potete dimenticare di pagare i contributi dei vostri domestici. Il mancato pagamento  potrebbe portare a ricevere una vertenza dal lavorare e una sanzione dall’INPS.

Il versamento dei contributi avviene con i MAV inviati dall’INPS o elaborati attraverso il sito INPS per mezzo del proprio codice PIN. L’istituto di previdenza rende disponibili i seguenti canali per il pagamento:

  • Circuito “Reti Amiche”(tabaccherie che espongono il logo “Servizi Inps”, sportelli bancari di Unicredit Spa).
  • bollettino Mav inviato dall’Inps o generato attraverso il sito Internet www.inps.it (sezione “Servizi Online/Per tipologia di utente/Cittadino/Pagamento contributi lavoratori domestici), pagabile presso banche e uffici postali.
  • Contact Center (numero verde gratuito 803164, pagamento con carta di credito).
  • Sito Internet www.inps.it nella sezione “Servizi Online/Per tipologia di utente/Cittadino/Pagamento contributi lavoratori domestici” (pagamento con carta di credito).

Come si calcolano i contributi di colf e badanti?  L’importo da pagare per il trimestre si ottiene moltiplicando il contributo orario per il numero delle ore retribuite nel trimestre al quale si riferisce il versamento.

Di seguito trovate i prossimi appuntamenti per il versamento dei contributi da lavoro domestico:
  • dal 1° al 10 luglio (versamento per il 2° trimestre 2019)
  • dal 1° al 10 ottobre (versamento per il 3° trimestre 2019)
  • dal 1° al 10 gennaio (versamento per il 4° trimestre 2020)

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Come assumiamo lavoratori domestici extracomunitari?

nazionalità lavoratori domestici

Documenti per Colf e Badanti extra UE.

Prima di assumere un lavoratore domestico di nazionalità straniera, va accertato se il lavoratore provenga da Stati membri dell’Unione europea (Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria) o se provenga da Paesi extracomunitari.
Nel primo caso, la persona da assumere segue la stessa procedura del lavoratore italiano; nel secondo caso, invece, è necessario che il lavoratore sia in possesso di un regolare permesso di soggiorno. Questo documento abilita la persona all’esercizio di attività lavorativa subordinata nel nostro Paese. Se lo straniero extracomunitario risiede ancora nel Paese di origine, è indispensabile seguire una specifica procedura per permettere il legittimo ingresso del lavoratore in Italia. La famiglia datore di lavoro domestico, infatti, deve presentare allo Sportello unico per l’immigrazione la richiesta nominativa di assunzione corredata del contratto di soggiorno (il c.d. Modulo Q) e di adeguata documentazione che attesti modalità e caratteristiche dell’alloggio fornito allo straniero.
L’accesso in Italia secondo questa procedura è vincolato alle quote di ingresso riservate ai lavoratori domestici, stabilite annualmente da apposito decreto ministeriale (Decreto Flussi).

 

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Regione Lazio e lavoro domestico, facciamo il punto

regione Lazio

Massiccia presenza di colf e badanti nel Lazio.

Nel settore del lavoro domestico, come emerge dall’analisi pubblicata dall’Osservatorio Nazionale DOMINA sul Lavoro Domestico di cui sono Direttore, ci sono differenze regionali sensibili in molti aspetti. Oggi vorrei parlare con voi della situazione nella regione Lazio.

Il Lazio è la seconda regione per presenza di lavoratori domestici in Italia, la prima è la Lombardia. Dai dati INPS si registrano 128 mila lavoratori nella regione, ovvero il 15% del totale nazionale. Nonostante si tratti di una delle regioni con la maggiore concentrazione, il dato è in calo. Nel 2012, infatti, i lavoratori presenti nel lazio erano circa 155 mila.

Quali sono le mansioni più ricercate?

Il Lazio è la regione con il maggior numero di colf, sono ben 93 mila e rappresentano il 73% dei lavoratori domestici della regione. La maggior parte si concentra proprio nella provincia di Roma (92%).  Ogni 1.000 abitanti nella provincia si registrano quasi 20 colf mentre la media nazionale è di 8 ogni 1.000 (dati Dossier n.9 – Associazione DOMINA).

Questa predominanza delle colf si evidenzia anche nei dati più qualitativi dell’INPS e di DOMINA; l’orario settimanale non supera le 23 ore, solo il 38% opera in convivenza e si registra una leggera prevalenza di contratti più duraturi. Ma soprattutto le mansioni sono molto concentrate; il 73% dei collaboratori si occupa in qualche modo di pulizie mentre l’assistenza per persone non autosufficienti arriva solo al 14%.

Da dove arrivano i lavoratori e quanto spendono le famiglie?

Un’altra caratteristica dei lavoratori domestici nella regione Lazio è la bassa presenza di italiani che arriva solo al 16%, mentre gli stranieri rappresentano l’84% dei lavoratori totali.

A livello di provenienza la componente più significativa rimane quella dell’Est Europa (44,4% del totale), ma probabilmente per la forte presenza di colf è rilevante sia la componente asiatica (26%) quella Sudamericana (9%).

Complessivamente, nel 2017 le famiglie datori di lavoro domestico del Lazio hanno speso oltre un miliardo di euro per la retribuzione dei lavoratori domestici (stipendio, contributi, TFR), ma il valore del settore, tra regolari e non, arriva quasi a 3 miliardi.

Osservando gli scenari demografici prospettati dall’Istat, è evidente anche per questa regione, come nel resto d’Italia, l’aumento della fascia anziana della popolazione. Nel Lazio però, seppur di poco si registra un equilibrio tra gli ultra 80-enni (12,4%) e la fascia d’età da 0 ai 14 anni (12,5%).

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Hai domande sul lavoro domestico?

Chiama al numero 06.68210696 / 3285695515

oppure lascia il tuo numero e verrai ricontattato

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