Lavoro domestico, contributi INPS in scadenza a luglio

Mancano pochi giorni alla scadenza dei Contributi INPS da lavoro domestico.

Tra le scadenze fiscali di luglio 2019 ci sono anche i contributi Inps per colf, badanti e babysitter. Il 10 luglio, infatti, scadono i contributi Inps per i lavoratori domestici relativi al secondo trimestre 2019 (aprile, maggio e giugno). Tutti i datori di lavoro domestico sono tenuti a pagare l’importo dei MAV inviati dall’INPS o elaborati sul sito INPS con il proprio codice PIN.

L’Inps mette a disposizione delle famiglie datori di lavoro domestico 4 modalità di pagamento:

  1. il versamento attraverso il Contact Center (numero verde gratuito 803164, pagamento con carta di credito);
  2. il bollettino Mav inviato dall’Inps o generato attraverso il sito Internet www.inps.it (sezione “Servizi Online/Per tipologia di utente/Cittadino/Pagamento contributi lavoratori domestici), pagabile presso banche e uffici postali;
  3. il circuito “Reti Amiche”(tabaccherie che espongono il logo “Servizi Inps”, sportelli bancari di Unicredit Spa);
  4. il sito Internet www.inps.it alla sezione “Servizi Online/Per tipologia di utente/ Cittadino/Pagamento contributi lavoratori domestici” (pagamento con carta di credito).

Come si calcolano i contributi del lavoratore domestico?

Ricordiamo ai datori di lavoro domestico che l’importo dei contributi è inferiore per coloro che hanno assunto il collaboratore con un contratto a tempo indeterminato e che il versamento prevede anche il pagamento del contributo Cassa Colf.

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L’impatto del lavoro domestico oltre i confini del Bel Paese

Il contributo dei lavoratori domestici ai paesi d’origine è di 1,4 miliardi di Euro

Calo demografico, “orfani bianchi”, problemi sociali. Ma anche nuovi investimenti, risparmi e contributo al paese d’origine. Sono solo alcune delle conseguenze della presenza di lavoratori domestici stranieri in Italia, analizzate dall’11° Dossier DOMINA “L’impatto socio-economico del lavoro domestico nei Paesi d’origine”, presentato ieri a Roma.

I lavoratori domestici in Italia si concentrano principalmente in Lombardia e Lazio (insieme rappresentano quasi il 40% del totale). Rispetto alla popolazione residente, invece, l’incidenza maggiore è nel Centro Italia: Lazio (28 domestici ogni 1000 abitanti), Sardegna (26,9‰), Umbria (19,7‰). Mediamente, in Italia i lavoratori domestici sono 14,8 ogni 1000 abitanti.

Su poco meno di 900 mila lavoratori domestici in Italia (Fonte: INPS, proiezioni 2019), il 78% è straniero. Un quinto del totale viene da paesi Ue (soprattutto Romania), mentre quasi 6 su 10 sono extra-comunitari. Ad essi vanno aggiunti i lavoratori non in regola, raggiungendo quota 2 milioni.

L’undicesimo dossier del Progetto di Ricerca DOMINA estende il lavoro di analisi oltre i confini nazionali. L’obiettivo era esaminare gli effetti prodotti dal settore del lavoro domestico nel Paese di provenienza dei lavoratori, il punto di vista delle Istituzioni sul fenomeno migratorio, i risvolti sociali del distacco dagli affetti, l’influenza sull’economia delle rimesse dei lavoratori, etc.

Il Convegno DOMINA è stato aperto con i saluti di Virginia Raggi e la preoccupazione del sindaco di Roma per la forte irregolarità che caratterizza il settore e per le conseguenze sociali rilevate dallo studio dell’Associazione DOMINA. Il lavoro domestico come sappiamo è caratterizzato da una forte presenza di lavoratrici (ben 88,4%) straniere. L’esodo di queste donne, generalmente dall’Est Europa, determina situazioni di difficoltà: gli “orfani bianchi”(i figli lasciati nel paese di origine), ad esempio, secondo dati Unicef sarebbero 350 mila solo in Romania e 100 mila in Moldavia. Altre conseguenze negative notate tra i lavoratori nel settore sono il fenomeno del “burnout” e la “sindrome Italia”. Si tratta di forme depressive che colpiscono soprattutto donne sole che lavorano in Italia.

Domingo P. Nolasco, Ambasciatore delle Filippine presente al Convegno  ha confermato la presenza di questa sofferenza psicologica tra i lavoratori domestici filippini dovuta al lavoro di cura. L’ambasciatore si è detto pronto alla collaborazione con le Istituzioni italiane e le associazioni di categoria su due fronti: fare rete per aiutare i lavoratori e per attivare iniziative di sensibilizzazione sul tema dell’irregolarità contrattuale. Su questo aspetto DOMINA sta lavorando anche insieme all’Ilo e all’IDWF. Il Convegno è stato infatti l’occasione per lanciare una campagna sul fair recruitment che sarà diffusa a livello internazionale per contrastare le  proposte di lavoro irregolari provenienti da agenzie di intermediazione presenti in Italia.

Oltre ai risvolti psicologici sono molto importanti anche quelli economici. Le rimesse, infatti, rappresentano una fonte rilevante di entrata per i Paesi d’origine. In Moldavia, ad esempio, rappresentano il 21% del PIL. In Ucraina rappresentano il 12% del PIL e le Filippine l’8,6% circa. In particolare, possiamo stimare che i lavoratori domestici in Italia abbiano inviato in patria 1,4 miliardi di euro nel 2018, circa 2 mila euro pro-capite.

relatori convegno dominaVorrei ringraziare tutti i relatori intervenuti ieri al Convegno per i loro preziosi contributi: Chiara Tronchin Ricercatrice Fondazione Leone Moressa, Gianni Rosas Direttore Ufficio ILO per l’Italia e San Marino, Wendy Paula Galarza International Domestic Workers Federation, Mariagrazia Vergari Professoressa in psicologia dello sviluppo presso l’Università Pontificia “Auxilium” Roma, Silvia Dumidrache Presidente A.D.R.I. – Associazione Donne Romene in Italia.

Inoltre vorrei ringraziare Domingo P. Nolasco – Ambasciatore delle Filippine, Saúl Andrés Pacurucu – Console Ecuador, Alvaro Martínez Boluarte – Console del Perù. Molto importanti anche i contributi di Roberto Messina Presidente di Senior Italia Federanziani, Tatiana Nogailic Presidente di Assomoldave e Mirela Videa Consegliere per il lavoro Ambasciata della Romania.

 

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L’impatto del lavoro domestico nei Paesi d’origine al Convegno DOMINA

convegno roma

La ricerca DOMINA sul contributo dei lavoratori domestici stranieri.

Il 25 giugno a Roma si terrà il Convegno DOMINA “L’impatto del lavoro domestico nei Paesi d’origine”. L’evento sarà ospitato presso la Sala della Protomoteca (Piazza del Campidoglio – Roma).

Durante il convegno sarà presentato il Dossier n.11 della Ricerca DOMINA “L’impatto socio-economico del lavoro domestico nei Paesi d’origine”. Il contributo dei lavoratori domestici ammonta a 1,4 miliardi di Euro inviati in patria.

Il nuovo capitolo della ricerca, di cui sono curatore scientifico, esamina i risvolti economici e sociali del settore del lavoro domestico, estendendo lo studio oltre i confini nazionali.

Ad oggi 8 lavoratori domestici su 10 sono stranieri, parliamo del 78% dei quasi 900 mila lavoratori regolari in Italia (Fonte: INPS, proiezioni 2019). Un quinto dei lavoratori stranieri arriva dai paesi Ue (soprattutto Romania), mentre quasi 6 su 10 sono extra-comunitari.

Quali sono le conseguenze della presenza di lavoratori domestici stranieri in Italia?

convegno domina imageDurante il convegno saranno presentati i risultati del dossier che rispondono principalmente a questa domanda. Le rimesse dei lavoratori domestici rappresentano una fonte rilevante di entrata per i Paesi d’origine, ma le conseguenze non sono solo di tipo economico, ci sono anche i risvolti sociali: orfani bianchi, burn-out, sindrome italia, etc. Questi temi sono stati esaminati nel dossier e saranno discussi durante il convegno DOMINA del 25 giugno. All’evento saranno presenti anche osservatori privilegiati, esperti di settore, ricercatori e rappresentati delle Istituzioni intervistati nel dossier.

Il dossier è realizzato in collaborazione con la Fondazione Leone Moressa.

Per partecipare all’evento è necessario registrarsi inviando una e-mail con il proprio nominativo a segreteria@colfdomina.it

Potete consultare il programma dell’evento sul sito DOMINA.

L’evento è organizzato con il patrocinio del Comune di Roma, dell’Ilo e dell’Osservatorio Nazionale DOMINA sul lavoro domestico.

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Detrazione spese per chi assume colf e badanti

dichiarazione redditi

Dichiarazione dei redditi per la famiglia datore di lavoro domestico.

Denunciare i redditi è obbligatorio per tutti coloro che hanno un guadagno annuale di almeno 8.000€. Nella dichiarazione non vengono indicate solo le entrate ma anche le uscite.

Per le famiglie datori di lavoro domestico c’è una voce di spesa in più che va aggiunta al documento. Infatti, i datori di lavoro domestico hanno diritto a detrazioni e deduzioni fiscali nel modello 730 del 2019 legate alle spese di assistenza.

La detrazione delle spese di assistenza  legate alla prestazione lavorativa di assistenti familiari  comprende voci di costo differenti. Tra queste troviamo quelle sostenute per la casa di riposo o quelle dovute all’assunzione di una colf o una badante.  Alcune spese rientrano tra quelle detraibili dal proprio reddito, altre tra quelle deducibili.

In entrambi i casi è possibile, presentando il modello 730/2019 per la dichiarazione dei redditi, usufruire di un risparmio sulle tasse, nel rispetto di determinati limiti di importo ed istruzioni.

DETRAZIONE

  • spesa sostenuta per colf e badanti per i soggetti non autosufficienti: un massimo di 2.100 Euro (detrazione fiscale pari al 19% della spesa sostenuta).

DEDUZIONE

  • l’importo dei contributi di propria competenza pagati per colf o badanti, entro il limite di 1.549,37 Euro di spesa.

Vi ricordo che la data di scadenza per la trasmissione dei modelli 730 e redditi non è la stessa: per il 730 precompilato c’è tempo fino al 23 luglio 2019, mentre per il modello redditi,  l’ultimo giorno disponibile è il 30 settembre 2019.

Inoltre colgo l’occasione per ricordare a tutti i datori di lavoro che non lo avessero già fatto, di consegnare il C.U. ai lavoratori. La Certificazione Unica è un documento fiscale che deve essere consegnato una volta all’anno e che riassume tutte le somme versate a colf e badanti nell’anno precedente. Questa attestazione sarà utile al vostro lavoratore domestico per presentare la dichiarazione dei redditi, per calcolare l’Isee familiare e per le pratiche di rinnovo del permesso di soggiorno. A questo link potete scaricare il fac simile della certificazione unica.

Per maggiori informazioni potete rivolgervi a DOMINA, www.associazionedomina.it.

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Il lavoro domestico in Friuli Venezia Giulia, dati DOMINA

Boom badanti nel settore del lavoro domestico in Friuli Venezia Giulia.

Lo scorso 17 maggio si è tenuto a Gorizia il convegno DOMINA “I dati regionali del lavoro domestico“. L’incontro è stato motivo di approfondimento sui dati relativi al settore del lavoro domestico in Friuli – Venezia Giulia.

Vi riporto una sintesi di alcune delle principali statistiche discusse durante l’incontro. Secondo i dati INPS, i lavoratori domestici regolarmente assunti dalle famiglie in Friuli – Venezia Giulia sono circa 18 mila. Come evidenziato durante il convegno c’è una netta prevalenza di badanti (72,6%) rispetto alle colf (27,4%). Le badanti oggi sono 13 mila, sul totale dei lavoratori domestici le donne sono in netta maggioranza (93,9%) rispetto agli uomini.

Per quanto riguarda la nazionalità, i lavoratori domestici stranieri rappresentano il 72,8% del totale, anche se negli ultimi anni sono aumentati gli italiani. La componente più significativa, in linea con il dato nazionale, è quella dell’Est Europa (60,2% del totale). Quanto spendono le famiglie datori di lavoro domestico? Complessivamente, le famiglie in FVG spendono 153 milioni di Euro all’anno per la retribuzione dei lavoratori domestici (stipendio, contributi, TFR).

Il lavoro domestico nelle province del Friuli – Venezia Giulia.

Il maggior numero di colf e badanti si concentra nella provincia di Udine (45,4% delle colf della regione e 45,7% delle badanti). Seguono Pordenone e Trieste. Ultima Gorizia con 301 colf e 1356 badanti.

L’evento, tenutosi presso la sala del Conte del Castello di Gorizia, è stato moderato da Paolo Mosanghini, Vice Direttore Messaggero Veneto e autore del libro “Sbadanti. Le peripezie di Ludmilla e nonna Rosa.” Il convegno è stato aperto con i saluti del sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna, e dell’Assessore Regionale politiche del lavoro, della formazione e istruzione, Alessia Rosolen.

I dati della ricerca DOMINA sono stati presentati da me in qualità di Direttore dell’Osservatorio Nazionale DOMINA sul lavoro domestico. Sono intervenuti come relatori Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Fabio Lo Faro, Direttore Regionale INAIL Friuli Venezia Giulia, Antonino Rizzo, Dirigente Area Entrate Contributive Direzione Regionale INPS Friuli Venezia Giulia, Agata Bosco, Responsabile Agenzia Flussi Contributivi Sede Provinciale INPS Trieste.

L’evento è stato ripreso dal TGR Friuli – Venezia Giulia con le interviste a Lorenzo Gasparrini e Massimo De Luca.

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Ferie 2019 per colf, badanti e baby-sitter

valigia-ferie-colf-badanti

A quante ferie hanno diritto i lavoratori domestici?

Ai lavoratori domestici si applicano le norme previste per i lavoratori subordinati. Colf, badanti, baby-sitter, giardinieri, etc., hanno diritto a 26 giorni di ferie all’anno, indipendentemente dall’orario di lavoro svolto. Questi 26 giorni possono essere frazionati al massimo in due periodi all’anno, fissati dal datore di lavoro tra giugno e settembre.

Una domanda che mi è stata rivolta spesso è se le ferie possono essere monetizzate. La risposta è no. Questo periodo di riposo, infatti, è un diritto irrinunciabile, può essere sostituito dalla relativa indennità per ferie non godute, solo in caso di chiusura del rapporto di lavoro.

Cosa fare quando la badante chiede due mesi di ferie?

In Italia la percentuale di lavoratori domestici stranieri è molto alta e spesso questi collaboratori hanno necessità, per visitare i familiari nel proprio paese di origine, di periodi di vacanza più lunghi. Per questo motivo, su richiesta del lavoratore e con l’accordo del datore di lavoro, è possibile l’accumulo delle ferie nell’arco massimo di un biennio.

Calcolo e retribuzione delle ferie

E’ importante ricordare che colf e badanti maturano 2,16 giorni di ferie al mese e che nel periodo di riposo non sono conteggiate domeniche e festività. L’importo può essere calcolato con due formule differenti.

Lavoratori domestici senza convivenza

ore lavorate mese / 26 x paga oraria x giorni di ferie

Lavoratori domestici con convivenza

retribuzione mensile + vitto e alloggio / 26 x giorni di ferie goduti


Per maggiori informazioni potete consultare l’articolo 18 del CCNL sulla disciplina del rapporto di lavoro domestico.

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Il lavoratore domestico irregolare deve essere retribuito

Se c’è prestazione lavorativa deve esserci retribuzione, anche senza permesso di soggiorno.

La prima cosa che vorrei ricordare aprendo questo post è che le persone extracomunitarie senza regolare permesso di soggiorno non possono essere assunte. Si tratta di un’azione illegale e in quanto tale è perseguibile per legge.

Chiarito questo punto, come ben sappiamo, nel lavoro domestico la percentuale di colf e badanti irregolari è molto alta. In questa quota di lavoratori troviamo anche molte persone che svolgono prestazioni lavorative presso le famiglie senza un regolare permesso di soggiorno.

Secondo la sentenza n. 2333/2019 del 25 aprile 2019 (Tribunale di Roma, Sezione Lavoro), il diritto alla retribuzione deve essere riconosciuto anche al lavoratore domestico immigrato privo di regolare titolo di soggiorno. Questo in quanto la nullità del contratto stipulato per contrarietà all’art. 22 del D. Lgs. n. 286 del 1998 non rende inoperante la disposizione espressa dall’art. 2126 c.c., con la conseguenza che gli effetti prodotti dall’esecuzione della prestazione in attuazione di un contratto invalido sono comunque preservati.

Cosa dice la Cassazione?

In questo senso la Cassazione sezione lavoro (26 marzo 2010 n. 7380) sottolinea che la materia è regolata dall’art. 2126 c.c., che così dispone: “La nullità o l’annullamento del contratto di lavoro non produce effetto per il periodo in cui il rapporto ha avuto esecuzione, salvo che la nullità derivi dall’illiceità dell’oggetto o della causa (comma 1). Se il lavoro è stato prestato con violazione di norme poste a tutela del prestatore di lavoro, questi ha in ogni caso diritto alla retribuzione (comma 2)”.

Il lavoratore extracomunitario assunto con un contratto di lavoro in violazione dell’art. 22, cit. testo unico sull’immigrazione rientra nella fattispecie dell’art. 2126 c.c.. Rientra nella previsione del comma 1, perché l’illegittimità del contratto deriva dalla mancanza del permesso di soggiorno e non attiene né alla causa (funzione economico sociale del contratto di lavoro), né all’oggetto del contratto, costituito dalla prestazione di lavoro erogata, sempre che la stessa sia una prestazione di lavoro lecita, cosa che nel caso in esame nessuno discute (in senso conforme, sebbene con riferimento al quadro normativo anteriore al t.u. del 1998, cfr. Cass., Sez. 50, 13 ottobre 1998, n. 10128).

Ma la fattispecie in esame rientra anche, e soprattutto, nella previsione del secondo comma della norma codicistica. Infatti, dalla lettura della norma violata (art. 22, cit. T.U.) si evince che tra le sue finalità c’è anche quella di garantire al lavoratore straniero condizioni di vita e di lavoro adeguate.

Funzionali a questo fine sono le disposizioni che impongono al datore di lavoro di esibire “idonea documentazione indicante le modalità di sistemazione alloggiativa per il lavoratore” (comma 2) e subordinano il rilascio al datore di lavoro del nulla osta per l’assunzione “al rispetto delle prescrizioni del contratto collettivo di lavoro” (comma 5).

Se, quindi, la disciplina del permesso di soggiorno ha (anche) la finalità di tutelare il lavoratore straniero, la sua violazione è “violazione di norme poste a tutela del prestatore di lavoro” (dell’art. 2126 cod. civ., comma 2) e quindi, ai sensi dell’art. 2126 c.c., qualora il contratto venga dichiarato nullo, il lavoratore ha comunque diritto alla retribuzione per il lavoro eseguito”.

Vorrei ricordare alle famiglie datori di lavoro attuali e potenziali che un rapporto di lavoro senza regolare contratto rappresenta un grosso rischio. Nelle situazioni di irregolarità infatti non sono tutelate ne la famiglia ne il collaboratore familiare. Quando alla mancanza di regolare contratto si aggiunge anche l’assenza del permesso di soggiorno, oltre allo spettro della vertenza sindacale, si aggiunge il reato. Per il datore di lavoro scattano sia le sanzioni penali che quelle amministrative.

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Lavoro domestico, preparate una busta paga doppia

busta paga

Consigli per la busta paga di colf e badanti.

La busta paga è un documento che deve essere consegnato tutti i mesi al collaboratore familiare, insieme alla corresponsione della retribuzione.

Per non farvi cogliere di sorpresa, il mio consiglio è di preparare settimanalmente un vostro resoconto con permessi, giorni di ferie, malattia, etc. In questo modo sarete in grado di fornire il documento al vostro lavoratore domestico per tempo. Il prospetto va redatto sempre in doppia copia.  Nel rapporto di lavoro domestico è fondamentale che la famiglia datore di lavoro conservi sempre una copia del prospetto firmato dal lavoratore. In caso di vertenze sindacali, infatti, la busta paga firmata rappresenta un documento molto importante.
Questo documento è uno strumento di tutela fondamentale per i datori di lavoro domestico.
Il contratto di lavoro e tutte le comunicazioni (richiesta di ferie, preavviso, richiesta di ore di permesso) devono sempre essere scritte e firmate da datore e lavoratore.

Come si compila la busta paga dei lavoratori domestici?

Le informazioni da inserire nel prospetto paga sono:

  • dati anagrafici di datore e lavoratore domestico,
  • riepilogo dei dati del contratto di lavoro,
  • voci della retribuzione che determinano la paga,
  • competenze che determinano la paga lorda,
  • trattenute che determinano la paga netta,
  • quietanza di pagamento e orario lavorato,
  • straordinari e festività,
  • superminimo (assorbibile o non assorbibile),
  • trattenute per oneri previdenziali.

A questo link trovate un facsimile utile per la redazione della busta paga che darete alla vostra colf, badante, babysitter, etc.

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Trasferimenti, cambio vita ma tengo la badante

Il datore di lavoro domestico si trasferisce

Avete deciso di trasferirvi in un’altra città? Cosa succede alla badante o alla colf che lavora per voi?

Mi è capitato spesso di ricevere domande riguardanti il trasferimento da parte di un datore di lavoro domestico o dei suoi familiari.

Come dovete comportarvi nei confronti del vostro lavoratore domestico? Diciamo che badante può trasferirsi insieme a voi ma ci sono condizioni precise da rispettare.

Se avete deciso di trasferirvi in un altro comune, la vostra colf o la vostra badante possono seguirvi ma bisogna seguire delle regole precise.

Secondo il contratto collettivo, infatti, i lavoratori domestici devono essere preavvisati per iscritto almeno 15 giorni prima del trasferimento effettivo.

Cosa si fa dopo aver consegnato il preavviso scritto?

Una volta data la comunicazione non vi resta che aspettare la decisione dell’assistente familiare o del collaboratore domestico, il lavoratore potrà decidere autonomamente se seguirvi nella vostra nuova residenza o se rifiutare e interrompere il rapporto di lavoro.

Se il lavoratore accetta il trasferimento, per i primi 15 giorni di assegnazione presso la nuova sede di lavoro, dovrete corrispondergli una diaria pari al 20% della retribuzione globale di fatto, inoltre, dovrete corrispondere il rimborso delle spese di viaggio e trasporto per il lavoratore (colf, badante, baby-sitter, giardiniere, etc.) e per i propri effetti personali.

Se il lavoratore domestico non accetta il trasferimento ha diritto all’indennità sostitutiva del preavviso, ove non sia stato rispettato il termine di 15 giorni.

Il mio consiglio, se avete intenzione di trasferirvi, è di parlare con il vostro lavoratore domestico il prima possibile per capire le sue intenzioni e per avere il tempo di cercare una nuova risorsa che vi segua nella nuova residenza.

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Lavoro domestico, insieme all’uovo di Pasqua c’è lo straordinario

Pasqua e pasquetta più care per le famiglie con colf e badanti

La Pasqua e la pasquetta sono festività riconosciute dallo Stato. Per il lavoro domestico, come in ogni altro settore, è previsto che colf, badanti, baby-sitter, etc, riposino. In queste giornate i lavoratori domestici non sono tenuti a a lavorare. Come sappiamo però, in molti casi, il lavoro domestico è una necessità più che un lusso. Le persone che si avvalgono di assistenti familiari spesso hanno bisogno di cure costanti che non si interrompono con domeniche o festività.
Non sempre gli assistiti possono contare sull’aiuto dei familiari, quindi l’alternativa è ricorrere ad un aiuto esterno.  Nel caso in cui ci sia bisogno delle prestazioni lavorative da parte della colf o della badante nella giornata di Pasqua o di Pasquetta, i datori di lavoro chiederanno la disponibilità al proprio lavoratore. A fine mese la famiglia dovrà annotare nella busta paga le ore di lavoro svolte nei giorni festivi.
Le ore ore svolte durante le festività come Pasqua e pasquetta, devono essere retribuite diversamente.
Infatti, trattandosi di festività le ore lavorate sono considerate come ore di straordinario, ovvero extra rispetto a quanto concordato.
*Per i datori di lavoro domestico che hanno assunto colf e badanti con un contratto ad ore, le festività di cui al comma 1 verranno retribuite con 1/26 della retribuzione globale di fatto mensile.

Vorrei augurare a tutti i lettori del blog una serena Pasqua in famiglia.

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Hai domande sul lavoro domestico?

Chiama al numero 06.68210696 / 3285695515

oppure lascia il tuo numero e verrai ricontattato

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