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Trattamento fiscale e adempimenti per i datori di lavoro

Trattamento fiscale e adempimenti per i datori di lavoro

Nel contesto del lavoro domestico, la figura del datore di lavoro riveste un ruolo cruciale, non solo nella gestione quotidiana ma anche nel rispetto delle normative fiscali e previdenziali. Il rapporto di lavoro domestico, seppur disciplinato da specifiche norme, presenta talvolta delle criticità, soprattutto in materia di tutela del datore di lavoro. In questo articolo, approfondiremo gli adempimenti fiscali e previdenziali a suo carico, evidenziando i suoi diritti e le sue garanzie. 

I doveri fiscali del datore di lavoro domestico 

In Italia, il datore di lavoro domestico non agisce come sostituto d’imposta. Questo significa che non è tenuto alle ritenute alla fonte, al versamento delle trattenute o agli obblighi dichiarativi usuali per altri datori di lavoro (art. 23, D.P.R. n. 600/1973). Nonostante ciò, è fondamentale che il datore di lavoro domestico adempia ad alcune responsabilità specifiche per garantire la trasparenza e la correttezza fiscale. 

Primo fra tutti, il datore di lavoro è tenuto a consegnare al lavoratore domestico una dichiarazione annuale che riporti la totalità delle somme e dei valori erogati nel periodo d’imposta, oltre all’importo delle somme previdenziali trattenute. Questa dichiarazione sostituisce il modello CU e permette al lavoratore di presentare la propria dichiarazione dei redditi. Dovrà inoltre: 

  • Conservare la documentazione relativa al rapporto di lavoro, incluse le buste paga e le ricevute di pagamento. 
  • Effettuare il versamento dei contributi previdenziali all’INPS, secondo le aliquote vigenti. 

Qui il modulo facsimile da compilare per la Certificazione Unica

L’importanza della documentazione e della trasparenza 

La corretta gestione della documentazione è essenziale. Mantenere registri accurati non solo facilita la compilazione della dichiarazione annuale, ma serve anche come protezione in caso di ispezioni o contestazioni. La trasparenza e la correttezza nella documentazione possono significativamente ridurre il rischio di sanzioni o di complicazioni legali legate a eventuali disguidi o incomprensioni sul piano fiscale e contributivo. 

Nonostante la non sostituzione d’imposta riduca alcuni oneri fiscali, i datori di lavoro domestico devono essere preparati a gestire eventuali contenziosi. Avere una conoscenza approfondita della normativa vigente e delle procedure corrette è cruciale. In tal senso, può essere opportuno consultare regolarmente un avvocato specializzato in diritto del lavoro, che possa fornire consulenze aggiornate e specifiche per il settore domestico. 

 Quali contributi sono deducibili in sede di dichiarazione dei redditi? 

I datori di lavoro che impiegano colf, badanti, baby-sitter, assistenti familiari o altri lavoratori domestici sono tenuti a versare contributi previdenziali e assistenziali. Tali contributi, a differenza delle spese detraibili, possono essere dedotti nella dichiarazione dei redditi, ma solo per la quota a carico del datore di lavoro. Prima di addentrarci nello specifico, è bene fare una chiara distinzione tra deducibile e detraibile: 

  • Deducibile: spesa che viene sottratta dal reddito lordo prima del calcolo delle tasse. 
  • Detraibile: spesa che viene sottratta dall’imposta da versare, calcolata sul reddito imponibile. Le detrazioni non sono sempre al 100%, ma generalmente al 19%. 

Nello specifico caso dei contributi per colf e badanti: 

Si possono dedurre le somme a carico del datore di lavoro, fino a un massimo di €1.549,37 annui, versate nell’anno precedente e solo se si è in possesso delle ricevute di pagamento con le seguenti caratteristiche: 

  • contenenti la sezione informativa sul rapporto di lavoro domestico; 
  • che siano intestate all’INPS; 
  • con pagamento tramite PagoPA; 

I contributi versati dal datore di lavoro domestico devono essere indicati nel rigo E23 del modello di dichiarazione dei redditi. 

Non sono, invece, deducibili le spese sostenute nel 2020 e rimborsate dal datore di lavoro come sostituzione di retribuzioni premiali (indicate nel rigo E24 della Certificazione Unica con codice onere 3). È bene indicare anche che solo il datore di lavoro domestico può dedurre i contributi, anche se i pagamenti avvengono da conti correnti non intestati a lui. 

 Qui il fac simile relativo agli oneri deducibili

Perché PagoPA? 

A partire dal 2020, l’INPS ha reso obbligatorio il pagamento dei contributi tramite avviso PagoPA. Il datore di lavoro domestico riceverà l’Avviso di Pagamento PagoPA direttamente dall’INPS via e-mail o PEC. 

Il pagamento può essere effettuato tramite: 

  • Portale web INPS: accedendo alla sezione “Pagamenti” e selezionando l’opzione “PagoPA”. 
  • App IO: scaricando l’applicazione sul proprio smartphone e selezionando il servizio “PagoPA”. 
  • Banche, uffici postali e altri Prestatori di Servizi di Pagamento (PSP) aderenti al circuito PagoPA. 

Per il pagamento con PagoPA, non è necessario conservare le ricevute di pagamento con le caratteristiche indicate in precedenza, basterà, infatti la ricevuta telematica rilasciata al termine del pagamento. 

Utilizzare il sistema di pagamento PagoPA porta con sé svariati vantaggi: 

  • Maggiore sicurezza e tracciabilità dei pagamenti; 
  • Riduzione dei tempi di elaborazione dei pagamenti; 
  • Maggiore comodità per i datori di lavoro domestici. 

 

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