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Retribuzione per lavoro domestico straordinario e notturno, la Sentenza della Corte di Cassazione

Retribuzione per lavoro domestico straordinario e notturno, la Sentenza della Corte di Cassazione

Nel recente pronunciamento della Corte Suprema di Cassazione, sentenza n. 14438 del 23 maggio 2024, si è discusso un caso significativo riguardante la retribuzione del lavoro straordinario e notturno in base alle disposizioni del Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (CCNL) per i lavoratori domestici. La decisione riguarda un ricorso presentato da una badante non convivente, con importanti implicazioni per la regolamentazione del lavoro notturno discontinuo e la definizione di orario di lavoro effettivo.

Il caso

La controversia originava dal ricorso di una lavoratrice domestica contro la sua datrice di lavoro, per la richiesta di compensazione delle differenze retributive dovute per un periodo di lavoro che copriva dall’8 gennaio 2018 al 18 febbraio 2020. La lavoratrice sosteneva di aver prestato assistenza notturna alla madre della datrice per 84 ore a settimana in una fascia oraria dalle 20.30 alle 8.30, ricevendo un pagamento solo per 40 ore settimanali. Il tribunale di primo grado aveva parzialmente accolto la richiesta, ma la decisione era stata ribaltata dalla Corte d’Appello di Torino, la quale aveva riconosciuto una corretta retribuzione basata su un contratto di lavoro part-time al 50%.

La questione giuridica

Il nucleo della disputa era se le ore lavorate oltre un determinato monte ore settimanale dovessero ricevere una retribuzione aggiuntiva come straordinario, nonostante l’accordo su una paga mensile forfettizzata per le prestazioni notturne discontinue. La Corte di Cassazione è stata chiamata a interpretare gli articoli del CCNL in relazione ai principi generali sul lavoro straordinario e alla normativa sul lavoro notturno discontinuo.

Lavoro straordinario per le badanti non conviventi

Si configura solo quando:

  • L’orario di lavoro effettivo supera l’orario normale di lavoro convenzionalmente stabilito dalle parti (in questo caso, 40 ore di lavoro effettivo).
  • Le prestazioni lavorate oltre il limite di 54 ore di lavoro discontinuo stabilito dal CCNL siano, alla stregua del concreto svolgimento del rapporto di lavoro, irrazionali e pregiudizievoli per la salute del lavoratore.

Nel caso in esame, la badante non ha lavorato più di 40 ore settimanali e non ha fornito la prova della particolare gravosità della sua prestazione oltre le 54 ore stabilite dal CCNL. Pertanto, la Corte ha ritenuto che non sussista il diritto al lavoro straordinario.

La decisione della Corte

La Corte ha confermato la decisione d’appello, stabilendo che la badante era stata correttamente retribuita con un compenso mensile fisso, adeguato alla natura discontinua del servizio prestato, che non richiedeva la presenza continua della lavoratrice. È stato evidenziato che l’effettiva prestazione lavorativa si concentrava principalmente in tre ore serali, con ampi periodi di inattività notturna che permettevano riposo, escludendo quindi la necessità di un ulteriore compenso straordinario.

Questa sentenza rappresenta un importante chiarimento sulla interpretazione del CCNL relativo al lavoro domestico, in particolare riguardo la gestione delle ore di lavoro notturno e le condizioni sotto le quali il lavoro straordinario deve essere retribuito. La decisione sottolinea l’importanza di una corretta definizione contrattuale delle ore di lavoro e di una equa retribuzione in base alla reale prestazione lavorativa, anche in contesti di lavoro discontinuo e notturno.

Il verdetto della Corte di Cassazione con la sentenza n. 14438/2024 fornisce una guida essenziale per i datori di lavoro e i lavoratori nel settore domestico, stabilendo parametri chiari per il calcolo della retribuzione in casi di lavoro notturno discontinuo. Questo caso ribadisce l’importanza di una interpretazione accurata degli accordi contrattuali e dei CCNL, confermando che la protezione dei diritti dei lavoratori passa attraverso l’applicazione coerente e ragionata della normativa vigente.

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