Trattamento fiscale e adempimenti per i datori di lavoro

Nel contesto del lavoro domestico, la figura del datore di lavoro riveste un ruolo cruciale, non solo nella gestione quotidiana ma anche nel rispetto delle normative fiscali e previdenziali. Il rapporto di lavoro domestico, seppur disciplinato da specifiche norme, presenta talvolta delle criticità, soprattutto in materia di tutela del datore di lavoro. In questo articolo, approfondiremo gli adempimenti fiscali e previdenziali a suo carico, evidenziando i suoi diritti e le sue garanzie. 

I doveri fiscali del datore di lavoro domestico 

In Italia, il datore di lavoro domestico non agisce come sostituto d’imposta. Questo significa che non è tenuto alle ritenute alla fonte, al versamento delle trattenute o agli obblighi dichiarativi usuali per altri datori di lavoro (art. 23, D.P.R. n. 600/1973). Nonostante ciò, è fondamentale che il datore di lavoro domestico adempia ad alcune responsabilità specifiche per garantire la trasparenza e la correttezza fiscale. 

Primo fra tutti, il datore di lavoro è tenuto a consegnare al lavoratore domestico una dichiarazione annuale che riporti la totalità delle somme e dei valori erogati nel periodo d’imposta, oltre all’importo delle somme previdenziali trattenute. Questa dichiarazione sostituisce il modello CU e permette al lavoratore di presentare la propria dichiarazione dei redditi. Dovrà inoltre: 

  • Conservare la documentazione relativa al rapporto di lavoro, incluse le buste paga e le ricevute di pagamento. 
  • Effettuare il versamento dei contributi previdenziali all’INPS, secondo le aliquote vigenti. 

Qui il modulo facsimile da compilare per la Certificazione Unica

L’importanza della documentazione e della trasparenza 

La corretta gestione della documentazione è essenziale. Mantenere registri accurati non solo facilita la compilazione della dichiarazione annuale, ma serve anche come protezione in caso di ispezioni o contestazioni. La trasparenza e la correttezza nella documentazione possono significativamente ridurre il rischio di sanzioni o di complicazioni legali legate a eventuali disguidi o incomprensioni sul piano fiscale e contributivo. 

Nonostante la non sostituzione d’imposta riduca alcuni oneri fiscali, i datori di lavoro domestico devono essere preparati a gestire eventuali contenziosi. Avere una conoscenza approfondita della normativa vigente e delle procedure corrette è cruciale. In tal senso, può essere opportuno consultare regolarmente un avvocato specializzato in diritto del lavoro, che possa fornire consulenze aggiornate e specifiche per il settore domestico. 

 Quali contributi sono deducibili in sede di dichiarazione dei redditi? 

I datori di lavoro che impiegano colf, badanti, baby-sitter, assistenti familiari o altri lavoratori domestici sono tenuti a versare contributi previdenziali e assistenziali. Tali contributi, a differenza delle spese detraibili, possono essere dedotti nella dichiarazione dei redditi, ma solo per la quota a carico del datore di lavoro. Prima di addentrarci nello specifico, è bene fare una chiara distinzione tra deducibile e detraibile: 

  • Deducibile: spesa che viene sottratta dal reddito lordo prima del calcolo delle tasse. 
  • Detraibile: spesa che viene sottratta dall’imposta da versare, calcolata sul reddito imponibile. Le detrazioni non sono sempre al 100%, ma generalmente al 19%. 

Nello specifico caso dei contributi per colf e badanti: 

Si possono dedurre le somme a carico del datore di lavoro, fino a un massimo di €1.549,37 annui, versate nell’anno precedente e solo se si è in possesso delle ricevute di pagamento con le seguenti caratteristiche: 

  • contenenti la sezione informativa sul rapporto di lavoro domestico; 
  • che siano intestate all’INPS; 
  • con pagamento tramite PagoPA; 

I contributi versati dal datore di lavoro domestico devono essere indicati nel rigo E23 del modello di dichiarazione dei redditi. 

Non sono, invece, deducibili le spese sostenute nel 2020 e rimborsate dal datore di lavoro come sostituzione di retribuzioni premiali (indicate nel rigo E24 della Certificazione Unica con codice onere 3). È bene indicare anche che solo il datore di lavoro domestico può dedurre i contributi, anche se i pagamenti avvengono da conti correnti non intestati a lui. 

 Qui il fac simile relativo agli oneri deducibili

Perché PagoPA? 

A partire dal 2020, l’INPS ha reso obbligatorio il pagamento dei contributi tramite avviso PagoPA. Il datore di lavoro domestico riceverà l’Avviso di Pagamento PagoPA direttamente dall’INPS via e-mail o PEC. 

Il pagamento può essere effettuato tramite: 

  • Portale web INPS: accedendo alla sezione “Pagamenti” e selezionando l’opzione “PagoPA”. 
  • App IO: scaricando l’applicazione sul proprio smartphone e selezionando il servizio “PagoPA”. 
  • Banche, uffici postali e altri Prestatori di Servizi di Pagamento (PSP) aderenti al circuito PagoPA. 

Per il pagamento con PagoPA, non è necessario conservare le ricevute di pagamento con le caratteristiche indicate in precedenza, basterà, infatti la ricevuta telematica rilasciata al termine del pagamento. 

Utilizzare il sistema di pagamento PagoPA porta con sé svariati vantaggi: 

  • Maggiore sicurezza e tracciabilità dei pagamenti; 
  • Riduzione dei tempi di elaborazione dei pagamenti; 
  • Maggiore comodità per i datori di lavoro domestici. 

 

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Lavoro domestico: determinazione e versamento dei contributi

In un panorama lavorativo in continua evoluzione, il settore del lavoro domestico assume un’importanza sempre maggiore, sia per le famiglie che si avvalgono di queste prestazioni sia per i lavoratori che ne fanno parte. Una corretta gestione degli aspetti contributivi è fondamentale per garantire diritti e doveri di entrambe le parti. Di seguito, una panoramica sui principali aspetti da considerare. 

Determinazione dei contributi 

La determinazione dei contributi previdenziali nel lavoro domestico segue criteri specifici che tengono conto dell’orario di lavoro e della retribuzione oraria. Il legislatore distingue tra lavoro superiore alle 24 ore settimanali, per il quale il contributo è fisso, e lavoro uguale o inferiore a 24 ore settimanali, per il quale il contributo varia in base alla retribuzione oraria effettiva. Quest’ultima comprende la retribuzione di fatto, l’incidenza della tredicesima mensilità e il valore convenzionale di vitto e alloggio. 

La retribuzione oraria effettiva si confronta con fasce di retribuzione orarie convenzionali, aggiornate annualmente in base alle variazioni ISTAT (INPS circ. n. 23/2024), per stabilire il contributo orario adeguato. Inoltre, è necessario considerare il contributo CUAF per tutti i rapporti di lavoro domestico, fatta eccezione per alcune relazioni familiari specifiche che intercorrano, ad esempio, tra coniugi, parenti o affini fino al terzo grado conviventi (art. 1, D.P.R. n. 1403/1971). 

Il processo di calcolo dei contributi comprende la verifica dell’orario di lavoro, la determinazione della retribuzione effettiva, e la moltiplicazione del contributo orario per il numero delle ore lavorate nel trimestre di riferimento. Infine, si deve valutare anche la durata del rapporto di lavoro, ad esempio, nel caso di rapporto di lavoro a tempo determinato, si deve considerare l’applicazione del contributo addizionale come previsto dall’art. 2, c. 28, L. n. 92/2012. 

Versamento dei contributi del lavoratore domestico 

Il versamento dei contributi deve avvenire entro dieci giorni dalla fine di ogni trimestre, attraverso diverse modalità quali il bollettino MAV, il portale pagamenti INPS, o i soggetti aderenti al circuito “Reti Amiche”.  

Qui i trimestri di riferimento: 

  • gennaio, febbraio e marzo (scadenza: 10 aprile); 
  • aprile, maggio e giugno (scadenza: 10 luglio); 
  • luglio, agosto, settembre (scadenza: 10 ottobre); 
  • ottobre, novembre, dicembre (scadenza: 10 gennaio). 

L’INPS offre la possibilità di gestire le modalità di ricezione dei MAV, sia in fase di iscrizione che di variazione del rapporto di lavoro, semplicemente attraverso il sito e per tutti i soggetti che possiedono il PIN. 

Attraverso l’inserimento del codice fiscale del datore di lavoro e il codice di riferimento del rapporto è lo stesso sistema che indica l’importo dei contributi da versare, che sono calcolati sulla base delle comunicazioni rilasciate al momento dell’assunzione o in caso di successive variazioni. Ad ogni modo, la circolare n. 49/2011 dell’INPS comunica che è possibile variare gli elementi di calcolo che occorrono per calcolare l’importo. 

Ogni sistema di pagamento, poi, garantisce una doppia copia della ricevuta, ad eccezione del pagamento a mezzo MAV; in questo caso, infatti, sarà il datore di lavoro a compilare la ricevuta da consegnare al lavoratore con data di pagamento e firma, assumendosi la responsabilità di quanto indicato.  

Il lavoratore, poi, può verificare l’estratto contributivo accedendo al sito INPS, anche se ciò non attesti un valore certificativo. 

Innovazioni nel sistema di versamento, l’app IO 

Rispondendo alle esigenze di modernizzazione e semplificazione, l’INPS ha introdotto nell’applicazione “IO” un servizio per il pagamento telematico dei contributi, facilitando ulteriormente le procedure per i datori di lavoro. Questa innovazione si inserisce nell’ambito delle iniziative previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), dimostrando l’attenzione verso una gestione più efficace e meno onerosa degli obblighi contributivi. 

Gestione della malattia: Cas.sa.colf 

È Cas.sa.colf a erogare le prestazioni relative al rimborso del trattamento economico di malattia. Attiva dal 1° luglio 2010, la cassa malattia prevista dal c.c.n.l. ha come scopo quello di gestire i trattamenti assistenziali e assicurativi in favore dei lavoratori domestici. 

L’iscrizione alla Cassa è obbligatoria, come indicato dall’applicazione del c.c.n.l., sia per i datori di lavoro che per i dipendenti, così com’è obbligatorio il versamento dei contributi a carico del datore e del lavoratore domestico. 

Nel pagamento dei contributi previdenziali va inserito anche il costo per Cas.Sa.Colf indicando il *codice F2* , moltiplicando l’orario lavorativo del trimestre (il medesimo indicato per pagare i contributi INPS) per Euro 0,06. 

La corretta gestione degli aspetti contributivi nel lavoro domestico è essenziale per garantire la tutela dei lavoratori e la trasparenza per i datori di lavoro. La conoscenza approfondita delle normative e l’utilizzo degli strumenti messi a disposizione dall’INPS rappresentano passi fondamentali verso un equilibrio lavorativo e previdenziale sostenibile e giusto. 

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Assunzione colf e badanti: esonero dei contributi previdenziali

Il settore del lavoro domestico riveste un ruolo cruciale nell’economia e nel tessuto sociale italiano, fornendo assistenza essenziale a famiglie e individui, in particolare a coloro che necessitano di cure specializzate come gli anziani non autosufficienti.  

Il decreto PNRR (D.L. n. 19 del 2024) ha introdotto misure significative per sostenere questo settore, offrendo un totale esonero dai contributi previdenziali per i datori di lavoro che assumono colf e badanti con contratti a tempo indeterminato, fino a un massimo di 3.000 euro annui, parametrati su base trimestrale e per un periodo massimo di 24 mesi. Lo sgravio è finanziato dal Programma Nazionale Giovani, Donne e Lavoro 2021-2027 ed è valido fino al 31 dicembre 2025. 

L’obiettivo dell’esonero contributivo nel lavoro domestico 

Questo esonero contributivo mira non solo a ridurre il carico finanziario sui datori di lavoro, ma anche a promuovere l’occupazione legale e regolarizzata nel settore domestico, aumentando la sicurezza lavorativa per gli assistenti domestici e migliorando la qualità dell’assistenza fornita agli anziani non autosufficienti.  

Beneficiari specifici di questa agevolazione includono datori di lavoro domestico che assumono o trasformano contratti a tempo indeterminato per la cura di persone anziane, con un focus particolare su quelle di età superiore agli 80 anni e beneficiarie dell’indennità di accompagnamento. 

La normativa prevede criteri precisi per l’accesso a questo beneficio, includendo requisiti legati all’età del datore di lavoro e al valore dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), puntando così a indirizzare il sostegno verso chi ne ha maggiore necessità.  

È importante sottolineare che il beneficio è negato in caso di precedenti rapporti di lavoro cessati recentemente tra le parti o in presenza di vincoli familiari stretti, sebbene siano previste eccezioni in specifici contesti di assistenza. 

In particolare, lo sgravio spetta in riferimento a: 

1) Invalidi: 

  • Invalidi di guerra civili e militari; 
  • Invalidi per causa di servizio; 
  • Invalidi del lavoro, fruenti dell’indennità di accompagnamento. 

 2) Mutilati e invalidi civili: 

  • Mutilati e invalidi civili fruenti delle provvidenze di cui alla legge 30 marzo 1971, n. 118; 
  • Mutilati e invalidi civili esclusi da dette provvidenze per motivi economici e non per il grado di menomazione. 

3) Ciechi civili: 

  • Ciechi civili fruenti del particolare trattamento di pensione previsto dalla legge 10 febbraio 1962, n. 66; 
  • Ciechi civili che avrebbero diritto al trattamento di pensione se non avessero un reddito superiore ai limiti stabiliti dalla legge. 

4) Sacerdoti secolari di culto cattolico. 

5) Componenti di comunità religiose o militari di tipo familiare. 

Come sono distribuite le risorse del PNRR 

  • 10 milioni di € per il 2024; 
  • 39,9 milioni di € per il 2025; 
  • 58,8 milioni di € per il 2026; 
  • 27,9 milioni di € per il 2027; 
  • 0,6 milioni di € per il 2028. 

Oltre alle disposizioni del decreto PNRR, è fondamentale considerare il contesto più ampio del lavoro domestico in Italia, caratterizzato da una crescente domanda di assistenza domiciliare qualificata. La regolarizzazione del lavoro domestico e l’introduzione di incentivi fiscali rappresentano passi importanti verso il riconoscimento del valore fondamentale di questi lavoratori nella società. 

La regolamentazione del lavoro domestico si inserisce in un quadro più ampio di politiche volte a sostenere l’occupazione, l’inclusione sociale e la coesione familiare. Investire in misure di supporto per il lavoro domestico significa riconoscere l’importanza di questo settore per il benessere di individui e famiglie, e rappresenta un impegno verso la creazione di un mercato del lavoro più equo e inclusivo. 

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Diritti previdenziali e assistenziali per il lavoratore domestico

La gestione dei diritti previdenziali e assistenziali dei lavoratori domestici rappresenta un campo complesso, ma fondamentale del diritto del lavoro e della previdenza sociale. La legge italiana prevede specifiche coperture assicurative per questi lavoratori, le quali meritano un’analisi approfondita per garantire la piena tutela dei loro diritti. Questo articolo intende offrire una panoramica delle varie forme di assistenza e previdenza sociale a loro disposizione. 

Lavoratore domestico: l’assicurazione   

Per quanto riguarda l’IVS (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti) e la disoccupazione involontaria, non esistono regole specifiche per i lavoratori domestici. Questo significa che, in caso di determinate situazioni o eventi, si applicano le normali leggi vigenti in materia.  

Assegno per il nucleo familiare 

Il lavoratore domestico può richiedere l’assegno per il nucleo familiare laddove soddisfi i requisiti reddituali necessari. Questo viene erogato direttamente dall’INPS, senza che il datore di lavoro debba anticiparne l’importo, perciò, la domanda deve essere presentata direttamente all’INPS utilizzando l’apposito modulo. 

Congedo di maternità e paternità per il lavoratore domestico 

Ai lavoratori domestici spettano il congedo di maternità/paternità e il relativo trattamento economico, come previsto per i lavoratori di altri settori e come disciplinato dall’art. 62, D.Lgs. n. 151/2001. È, invece, l’art. 4, c. 1 del D.P.R. n. 1403/1971 a definire i criteri per i quali al lavoratore domestico spetti o meno l’indennità corrisposta dall’INPS. 

In particolare, perché sia legittima l’indennità di maternità/paternità è necessario che – al di là di un rapporto di lavoro in essere – siano stati versati, nei 24 mesi antecedenti l’inizio dell’astensione obbligatoria, 52 contributi settimanali ovvero 26 contributi settimanali nei 12 mesi precedenti la data di inizio dell’astensione stessa; ciò anche relativamente a settori diversi da quello domestico. 

Una volta che saranno stati accertati suddetti requisiti contributivi sarà l’INPS a stabilire l’indennità; ad ogni modo, alla lavoratrice domestica in maternità obbligatoria spetterà l’80% della retribuzione convenzionale sulla quale sono stati calcolati e versati i contributi.  

Lavoratore domestico in malattia 

In caso di malattia il lavoratore domestico ha diritto alla conservazione del posto oltre che alla retribuzione o a un’indennità per il periodo di assenza – che sono a carico del datore di lavoro – ma non gli spetta, invece, un trattamento economico a carico dell’INPS. Relativamente a ciò, i contributi versati all’INPS saranno impiegati per garantire il trattamento sanitario e farmaceutico. 

Per offrire ulteriore tutela, è stata istituita la cassa malattia Cas.sa.colf, che interviene a rimborso delle spese sostenute dal datore di lavoro, amministrando i trattamenti assistenziali e previdenziali in favore del lavoratore domestico, attraverso un’integrazione o sostituzione delle prestazioni a carico degli Istituti pubblici. 

La Cassa Colf è operativa dal 1° luglio 2010. Per poter usufruire dei suoi servizi, è necessario: 

  • aderire al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) che ha istituito e regola la Cassa Colf; 
  • iscrivervi sia il dipendente che il datore di lavoro; 
  • versare i contributi previsti, a carico sia del lavoratore che del datore di lavoro domestico. 

Infortuni e malattie professionali dei lavoratori domestici 

Tenendo conto di quanto indicato dall’art. 2110 c.c. al fine di concedere l’indennità al lavoratore domestico, il datore di lavoro è tenuto a comunicare l’infortunio o la malattia professionale all’INAIL entro 24 ore per gli eventi mortali, entro 2 giorni dal ricevimento del certificato medico per eventi non guaribili entro 3 giorni, o entro 2 giorni dal ricevimento del certificato medico per eventi guaribili entro 3 giorni, ma non guariti entro tale termine. 

Inoltre, è sempre il datore di lavoro che deve corrispondere al lavoratore la retribuzione globale di fatto per i primi 3 giorni di assenza. L’eventuale importo convenzionale – in sostituzione di vitto e alloggio – è da erogarsi solo se il lavoratore non è degente in ospedale o presso il domicilio del datore di lavoro. 

L’infortunio o la malattia professionale sospende il decorrere del periodo di prova e del preavviso, se l’evento si verifica durante questi casi.  

La tutela dei lavoratori domestici in Italia prevede una serie di misure previdenziali e assistenziali mirate a garantire i diritti e il benessere di questa categoria di lavoratori. È fondamentale che datori di lavoro e lavoratori stessi siano informati sui loro diritti e sui modi per esercitarli. Per ulteriori informazioni o assistenza, si consiglia di rivolgersi a un professionista esperto in diritto del lavoro e della previdenza sociale. 

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Estinzione del rapporto di lavoro domestico

L’estinzione del rapporto di lavoro rappresenta il processo attraverso il quale si pone fine a un rapporto lavorativo tra datore di lavoro e lavoratore. Ciò può avvenire per diverse ragioni, che vanno dalla volontà unilaterale di una delle parti sino alla scadenza naturale del contratto di lavoro, passando per accordi consensuali o eventi esterni che rendono impossibile la prosecuzione del rapporto.  

Nel contesto del lavoro domestico, caratterizzato dalla prestazione di servizi all’interno dell’abitazione del datore di lavoro (come assistenza, pulizia, custodia), l’estinzione del rapporto di lavoro assume connotazioni specifiche regolate da normative che mirano a tutelare sia il lavoratore che il datore di lavoro, tenendo conto della particolare natura del lavoro svolto. 

Le cause di estinzione del rapporto di lavoro domestico 

Possono essere molteplici le cause che rendono necessario interrompere un rapporto di lavoro, così come per i diversi tipi di lavoro subordinato. 

Interruzione durante il periodo di prova 

Il periodo di prova nel lavoro domestico permette a entrambe le parti di valutare l’idoneità del lavoratore alla mansione assegnata. Durante questo periodo, sia il datore di lavoro sia il lavoratore possono recedere dal rapporto di lavoro senza necessità di preavviso o indennità sostitutiva, fornendo una flessibilità iniziale nel rapporto lavorativo. 

Risoluzione consensuale 

Questa casistica fa riferimento all’accordo che intercorre tra il datore di lavoro domestico e il lavoratore per terminare il rapporto di lavoro. Sebbene rientri nella disciplina generale dei contratti, per il lavoro domestico è esclusa l’applicazione dell’art. 26 D.Lgs. n. 151/2015, che evita l’obbligo della forma telematica per la validità della risoluzione. 

Licenziamento 

Nel lavoro domestico si discosta dalle rigide normative applicabili ai rapporti di lavoro ordinari. Non essendo soggetto alle limitazioni previste per altri tipi di licenziamento, il datore di lavoro può recedere dal rapporto anche senza giusta causa o giustificato motivo, purché rispetti i termini di preavviso, che variano in base all’anzianità di servizio e alla tipologia di mansione svolta. 

Dimissioni 

Il lavoratore domestico può dimettersi dal rapporto di lavoro, rispettando il periodo di preavviso previsto per legge, a meno che non sussista una giusta causa dovuta a grave inadempienza del datore di lavoro. In questo caso, le dimissioni non richiedono di essere trasmesse per via telematica affinché siano efficaci, a differenza di quanto invece previsto per altre categorie di lavoratori. 

Morte del Lavoratore 

Essendo il rapporto di lavoro domestico qualificato come intuitu personae, la morte del lavoratore comporta automaticamente l’estinzione del rapporto di lavoro, senza possibilità di successione. 

Il trattamento di fine rapporto nel lavoro domestico 

Al termine del rapporto di lavoro, il lavoratore domestico ha diritto a un trattamento di fine rapporto (TFR), calcolato secondo la legge sulla base delle retribuzioni percepite, comprensive di eventuali indennità di vitto e alloggio. Le quote annue accantonate sono incrementate conformemente alla legge, con specifiche ulteriori gestite dalla contrattazione collettiva. 

L’estinzione del rapporto di lavoro domestico è regolata da normative che cercano di bilanciare le esigenze di flessibilità e protezione delle parti coinvolte. La comprensione di queste norme è fondamentale per garantire il corretto svolgimento e la conclusione dei rapporti di lavoro nel settore domestico, contribuendo così alla creazione di un ambiente lavorativo equo e rispettoso dei diritti di tutti i soggetti coinvolti. 

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La casa dell’anziano alla badante: un’alternativa per le famiglie in difficoltà

Assumere una badante per un anziano non autosufficiente può essere un’impresa ardua per molte famiglie. Un lavoratore domestico, che svolge con perizia il proprio lavoro e su base oraria ampia ha un costo elevato, dato da: stipendio, contributi, vitto e alloggio e molto spesso questo costo supera le possibilità economiche degli anziani che percepiscono una pensione esigua e magari non possono usufruire del sostegno di figli e parenti. Una recente sentenza della Cassazione, però, ammette un metodo di pagamento differente, vediamo quale:

Cessione della nuda proprietà alla badante

La sentenza 28329 del 10 ottobre 2023 ha aperto una nuova strada, ammettendo la possibilità di cedere la nuda proprietà della propria casa alla badante che in cambio presta la propria assistenza. Secondo la Corte di Cassazione, tale accordo è assolutamente legale, a patto che non vi siano casi di lesione della quota legittima degli eredi in sede donazione e/o casi di circonvenzione di incapace.

Prima di approfondire ulteriormente, però, spieghiamo cosa si intende per nuda proprietà.

Nuda proprietà: cos’è?

È un diritto reale, contrapposto all’usufrutto. Chi cede la nuda proprietà è proprietario dell’immobile, ma non può usarlo e goderne. L’usufruttuario, invece, ha il diritto di utilizzare e godere dell’immobile, come se fosse il proprietario, per un periodo di tempo determinato (ad esempio, la vita dell’usufruttuario stesso) o indeterminato.

Perché può essere utile questo strumento?

  • Per ottenere liquidità: il nudo proprietario può ottenere una somma di denaro dalla vendita della nuda proprietà, pur mantenendo il diritto di vivere nell’immobile.
  • Per pianificare la successione: la nuda proprietà può essere ceduta agli eredi in anticipo, per evitare future contestazioni.
  • Per garantirsi l’assistenza: come nell’esempio sopracitato, la nuda proprietà può essere venduta a una badante in cambio di assistenza e cure.

Torniamo ora al caso in esame e alla decisione della Corte di Cassazione.

Casa alla badante in cambio di assistenza

Nel caso specifico esaminato dagli Ermellini, una donna aveva contestato la cessione della nuda proprietà della casa della madre defunta alla badante, sostenendo una sproporzione tra il valore del bene e il compenso per l’assistenza prestata.

La Cassazione ha però respinto il ricorso, evidenziando che:

  • L’anziana era capace di intendere e di volere al momento della stipula del contratto;
  • Non vi era sproporzione tra il valore della casa e l’impegno di assistenza;
  • Le condizioni di salute dell’anziana – all’epoca del contratto – non facevano presagire un decesso imminente.

Alla luce di quanto determinato dalla sentenza, la cessione della casa alla badante può essere un’opzione percorribile, ma è fondamentale che vengano rispettati alcuni requisiti:

  • Capacità di intendere e di volere dell’anziano: al momento della stipula del contratto, l’anziano deve essere in grado di comprendere appieno la portata del suo atto.
  • Proporzione tra il valore del bene e l’impegno di assistenza: il valore della casa non deve essere eccessivamente sproporzionato rispetto all’assistenza prestata dalla badante.
  • Assenza di circonvenzione di incapace: l’anziano non deve essere stato indotto a stipulare il contratto contro la sua volontà o sotto l’influenza di pressioni indebite.

Cosa valutare prima di cedere la casa alla badante

Sebbene questa strada sia percorribile, è bene che si valutino attentamente diversi aspetti, quali:

  • Le reali necessità dell’anziano: è fondamentale valutare il livello di assistenza richiesto e se la badante sia in grado di fornirla adeguatamente.
  • Il valore della casa: è opportuno ottenere una stima aggiornata del valore dell’immobile per evitare squilibri eccessivi con il compenso per l’assistenza.
  • Le implicazioni fiscali: la cessione della nuda proprietà comporta il pagamento di alcune imposte.
  • I diritti degli eredi: la cessione della casa potrebbe ledere la legittima degli eredi.

Alla luce della complessità della materia è, dunque, altamente consigliabile richiedere la consulenza di un avvocato esperto e di un commercialista per valutare la fattibilità dell’operazione, le eventuali implicazioni di questa scelta e tutelare i diritti di tutte le parti coinvolte.

La Sentenza della Corte di Cassazione: Sentenza 28329_2023

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Contributi INPS 2024 per i lavoratori domestici

CONTRIBUTI INPS: VERSAMENTI, SCADENZE E MODALITÀ 

L’assunzione di un collaboratore domestico, come una colf o una badante, rappresenta un importante aiuto per molte famiglie. Tuttavia, oltre alla retribuzione mensile, il datore di lavoro è tenuto a versare i contributi INPS per il lavoratore. In questo articolo, parleremo dell’importo dei contributi dovuti per l’anno 2024. 

I contributi INPS per i lavoratori domestici sono disciplinati dalla legge n. 339/1995 e successive modifiche. La legge stabilisce l’obbligo per il datore di lavoro di versare i contributi previdenziali per il lavoratore, al fine di garantirgli la copertura in caso di: 

  • Malattia; 
  • Maternità; 
  • Invalidità; 
  • Vecchiaia. 

L’importo dei contributi INPS per i lavoratori domestici si aggiorna annualmente in base all’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. Per l’anno in questione, il 2024, l’aumento dei contributi è pari al 5,4% e le nuove tabelle sono state pubblicate con la circolare INPS n. 23/2024 del 29 gennaio 2024. 

Suddetta circolare rammenta anche che rimangono in vigore: 

  • gli esoneri previsti dall’articolo 120, commi 1 e 2, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, con decorrenza 1° febbraio 2001; 
  • gli esoneri istituiti ai sensi dell’articolo 1, commi 361 e 362, della legge 23 dicembre 2005, n. 266; 
  • la minore aliquota contributiva dovuta per l’Assicurazione Sociale per l’Impiego (ASpI) dai datori di lavoro soggetti al contributo CUAF. 

Quota 103 per il lavoratore domestico 

La legge 29 dicembre 2022 (n. 197) offre ai lavoratori dipendenti che soddisfano i requisiti per la pensione anticipata flessibile un’opzione: la possibilità di rinunciare all’accredito di una parte dei contributi previdenziali. 

In parole semplici, significa che il lavoratore può scegliere di non versare la quota di contributi a suo carico per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti. In cambio, riceverà direttamente questa somma, che non sarà più accantonata per la pensione. 

Cosa comporta questa scelta? 

Per il lavoratore: 

  • Aumento del reddito mensile, grazie alla ricezione diretta della quota di contributi; 
  • Riduzione dell’importo della futura pensione. 

Per il datore di lavoro: fine dell’obbligo di versare la quota di contributi a carico del lavoratore. 

È possibile esercitare questa facoltà a partire dalla prima scadenza utile per il pensionamento, come previsto dalla normativa vigente. 

È bene sottolineare che la rinuncia ai contributi è una scelta irreversibile. 

Calcolo dei contributi INPS per il lavoro domestico 

Il calcolo dei contributi INPS per i lavoratori domestici è piuttosto complesso, in quanto dipende da diversi fattori: 

Retribuzione mensile lorda del lavoratore, le fasce di retribuzione per l’anno 2024 sono: 

  • Fino a € 1.048,63 
  • Da € 1.048,64 a € 1.572,96 
  • Superiore a € 1.572,96 

Orario di lavoro settimanale: 

Se inferiore a 25 ore settimanali, l’aliquota contributiva è più elevata. 

Tipologia di contratto: 

Per i contratti a tempo determinato, si applica un contributo addizionale a carico del datore di lavoro, che ammonta all’1,40% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali (retribuzione convenzionale). È importante specificare che l’addizionale non si applica ai lavoratori assunti a termine in sostituzione di lavoratori assenti. 

Come versare i contributi INPS 

I contributi INPS per i lavoratori domestici devono essere versati dal datore di lavoro entro il 16 del mese successivo a quello di riferimento. Il pagamento può essere effettuato tramite: 

  • MAV (bollettino precompilato): inviato dall’INPS al datore di lavoro 
  • Online: tramite il sito web dell’INPS o tramite i canali di pagamento abilitati (CBILL, pagoPA) 

Oltre al pagamento dei contributi, il datore di lavoro è tenuto ad assolvere ad altri adempimenti: 

  • Comunicare l’assunzione del lavoratore all’INPS entro 24 ore dall’inizio del rapporto di lavoro; 
  • Redigere un prospetto paga in cui sono indicati gli importi della retribuzione, dei contributi INPS e delle eventuali trattenute fiscali; 
  • Consegnare al lavoratore la copia del prospetto paga entro il giorno della retribuzione; 
  • Dichiarare i redditi del lavoratore all’Agenzia delle Entrate. 

Novità per l’anno 2024 

Per l’anno 2024, sono previste alcune novità in materia di contributi INPS per i lavoratori domestici: 

  • Aumento dell’aliquota contributiva per i contratti a tempo determinato: l’aliquota addizionale passerà dall’1,40% all’1,50%; 
  • Introduzione del contributo per la maternità: a carico del datore di lavoro, per finanziare il congedo di maternità obbligatorio. 

 

Circolare INPS

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Minimi retributivi lavoro domestico: aumenti 2024

È stato siglato l’8 gennaio 2024 presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali l’accordo sugli aumenti dei minimi retributivi per il lavoro domestico – scaturiti dall’aumento del costo della vita come rilevato da indagine Istat – e che sono applicabili dal 1° gennaio 2024. 

Si tratta di variazioni ridotte, infatti, l’aumento rispetto al 2023 è del 0,56%. I datori di lavoro domestico, dunque, dovranno adeguare le paghe laddove avessero concordato importi minori a quelli previsti; nel caso in cui, invece, avessero stabilito retribuzioni oltre i minimi non dovranno fare nulla in quanto gli aumenti saranno assorbiti da quanto concordato individualmente. 

Variazioni minimi retributivi lavoro domestico 

L’aggiornamento periodico delle retribuzioni è previsto dal Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro Domestico approvato nel 2020. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali convoca la Commissione nazionale per l’aggiornamento retributivo entro e non oltre il 20 dicembre di ogni anno, al fine di analizzare quanto rileva l’Istat al 30 novembre di ciascun anno.  

Le eventuali successive convocazioni avvengono, poi, ogni 15 giorni e dopo la terza convocazione (prevista dall’art.38 del C.C.N.L. lavoro domestico), laddove non si sia raggiunto un accordo sui minimi retributivi, il Ministero agisce in qualità di delegato da parte delle Associazioni di categoria e dei sindacati a stabilire le variazioni da applicare. 

Proprio nel caso dell’accordo siglato a gennaio 2024, ad esempio, le Associazioni dei datori di lavoro hanno deciso di non aderire in quella specifica sede, pertanto, il Ministero ha proceduto con le determinazioni dell’aumento dei minimi retributivi. 

Hanno, partecipato: 

  • Fidaldo: Federazione Italiana datori di lavoro domestico; 
  • Domina: Associazione nazionale famiglie datori di lavoro; 
  • Filcams Cgil; 
  • Fisascat Cisl; 
  • Uiltucs; 
  • Federcolf. 

Come si stabilisce la retribuzione nel lavoro domestico? 

Anche in questo settore, le metriche che si utilizzano per stabilire le retribuzioni sono le medesime che in altri. Si opera, quindi, in relazione a quantità e qualità della prestazione lavorativa secondo quanto sancisce l’articolo 36 della Costituzione (Cass.834/1989) 

Pertanto, tale principio implica che il parametro di retribuzione minima e sufficiente sia quello determinato dalla contrattazione collettiva nazionale. Oltre a ciò, l’articolo 32 del CCNL – “retribuzione e prospetto paga” – indica gli elementi che compongono l’intera retribuzione del lavoratore domestico, convivente o non convivente: 

  • retribuzione minima contrattuale di cui all’art. 33, comprensiva per i livelli D e D super di uno specifico elemento denominato indennità di funzione;  
  • eventuali scatti di anzianità di cui all’art. 35; 
  • eventuale compenso sostitutivo di vitto e alloggio; 
  • eventuale superminimo. 

Cosa cambia con i nuovi minimi retributivi? 

Di fatto, con gli aumenti dei minimi retributivi nel lavoro domestico la situazione attuale sarà questa che segue: 

  • una colf livello B registrerà un incremento di 0,04 € per ogni ora lavorata, per cui la retribuzione minima oraria passerà da 6,58€ a 6,62 €; 
  • per le badanti conviventi con persona non autosufficiente, livello Cs, la retribuzione minima salirà da 1.120,76€ a 1.127,04 € al mese, per cui l’aumento dello stipendio sarà di 6,28 €. 

Vitto e alloggio nel lavoro domestico 

Nel caso in cui il lavoratore domestico conviva con i datori di lavoro, in funzione dell’inquadramento contrattuale ha diritto a godere di vitto e alloggio, oltre alla retribuzione in denaro per la prestazione.  

Anche i valori in relazione a vitto e alloggio sono soggetti a valutazione e determinazione annuale in riferimento alla contrattazione collettiva e fanno parte della trattativa di secondo livello che ha luogo presso Ebincolf con presenza e accordo dei soggetti firmatari. 

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App Inps: novità 2024 per il lavoro domestico

È indubbio che la società in cui viviamo sia sempre più digitalizzata, oggi, infatti, sono molteplici le azioni che ogni giorno si compiono attraverso i più comuni dispositivi desktop e mobile. Ad un primo impatto, si potrebbe pensare che ciò riguardi solo azioni più “semplici”, come ricevere e inviare mail, fare la spesa, guardare film, ma a ben osservare sono tantissime le realtà che offrono sempre più servizi digitali.

Così, anche le infrastrutture nazionali, si adeguano, fornendo sempre più piattaforme e applicazioni per rendere i servizi più accessibili, efficienti e trasparenti. Proprio nel contesto della Pubblica Amministrazione la digitalizzazione può significare una riduzione drastica dei tempi di attesa, una maggiore facilità di accesso ai servizi per i cittadini oltre che una riduzione dei costi operativi.

Proprio in quest’ottica è di fine dicembre 2023 la comunicazione dell’INPS su alcune novità riguardanti l’App Inps Mobile che a partire da gennaio 2024 consentiranno ai datori di lavoro domestico una serie nuove operazioni. Tali attività di innovazione previste dall’INPS sono frutto dell’attuazione del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR).

Vediamo quali erano le funzionalità fino ad ora disponibili sull’App Inps e quali novità saranno introdotte.

Funzionalità App Inps

Da ottobre 2023 era già possibile comunicare l’assunzione di una colf, una badante o una babysitter, la trasformazione di un rapporto di lavoro da determinato a indeterminato, la cessazione di un rapporto di lavoro e la proroga di un tempo determinato, oltre alla facoltà di prendere visione delle domande già presentate, apportarvi modifiche e aggiornarne i dati.

Le novità dell’App Inps prevedono un incremento di azioni che gli utenti – nello specifico i datori di lavoro domestico – possono compiere in totale autonomia, vediamo quali sono:

  • annullamento del rapporto di lavoro;
  • variazioni delle condizioni del rapporto di lavoro (orario, retribuzione, qualifica, questionario, luogo di lavoro, comunicazioni di sospensione).

Un’ulteriore spinta in avanti, dunque, per rendere i datori di lavoro domestico assolutamente indipendenti nella gestione delle prestazioni relative, grazie a funzionalità user friendly e strumenti immediati, facili da usare e che si adattano alle esigenze di ogni singolo utente.

Come utilizzare l’App Inps

Innanzitutto, è necessario effettuare il download dell’App sul dispositivo – sia IOS che Android – che si intende utilizzare. Una volta scaricata l’applicazione bisogna effettuare l’accesso autenticandosi attraverso SPID di almeno II livello o Carta d’Identità Elettronica (CIE).

Successivamente, dall’Home Page si dovrà accedere all’area denominata “Famiglia” e selezionare la voce “Lavoro domestico”, oppure selezionare il tab “Servizi” e cercare la descrizione “Lavoro domestico” tra i risultati proposti ed elencati in ordine alfabetico.

Intuitività e facilità di utilizzo sono due delle caratteristiche dell’App Inps il cui obiettivo è quello di consentire ai datori di lavoro di gestire con semplicità i rapporti di lavoro domestico. Sinora, gli utenti potevano utilizzare il portale ufficiale dell’Inps per qualsivoglia operazione, ma va da sé che grazie all’applicazione dedicata si snelliscono ulteriormente le procedure per i datori di lavoro domestico.

Infine, l’adozione di sempre più soluzioni digitali, soprattutto da parte degli enti pubblici, può portare a una maggiore trasparenza e responsabilità degli stessi oltre che a rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni pubbliche.

Nota Inps

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AGGIORNAMENTO RETRIBUZIONI 2024 LAVORO DOMESTICO: COSA C’È DA SAPERE 

Ogni anno, compreso il 2024, nell’ambito del lavoro domestico, in virtù dell’articolo 38 del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro di categoria, le compensazioni contrattuali minime e i costi relativi a pasti e alloggio, definiti dal contratto collettivo di riferimento, saranno soggetti a modifiche da parte della Commissione nazionale per l’aggiornamento retributivo secondo quanto stabilito dall’articolo 45, in base alle variazioni del costo della vita per le famiglie di impiegati e operai rilevate dall’ISTAT al 30 novembre di ciascun anno. 

Il Ministero del Lavoro e Previdenza Sociale convocherà la Commissione a tale scopo entro il 20 dicembre in prima convocazione, e successivamente ogni 15 giorni in eventuali ulteriori convocazioni. Dopo la terza convocazione, in caso di mancato accordo o assenza delle parti, il Ministero del Lavoro e Previdenza Sociale è autorizzato dalle Organizzazioni ed Associazioni stipulanti – DOMINA e Fidaldo da un lato, Filcams CGIL – Fisascat CISL, Uiltucs e Federcolf dall’altro lato, a stabilire la variazione periodica della retribuzione minima, conformemente a quanto indicato al primo comma dello stesso articolo, in misura pari all’80% della variazione del costo della vita per le famiglie di impiegati e operai rilevata dall’ISTAT per quanto riguarda le compensazioni contrattuali minime e al 100% per i valori convenzionali di pasti e alloggio. Indipendentemente dalla data in cui si raggiunge un accordo per l’aumento, le compensazioni contrattuali minime e i valori convenzionali di pasti e alloggio, determinati come sopra, avranno effetto dal 1° gennaio di ogni anno, a meno che non sia diversamente concordato dalle Parti. 

 

QUALI SONO GLI ELEMENTI COSTITUENTI DELLA REMUNERAZIONE NEL CONTESTO DEL LAVORO DOMESTICO? 

In questo settore, si applica il principio dell’adeguatezza della compensazione in base alla quantità e alla qualità dell’attività svolta, come stabilito dall’articolo 36 della Costituzione (Cass.834/1989). Di conseguenza, tale principio implica che il riferimento per la retribuzione minima e sufficiente è fissato dalla contrattazione collettiva nazionale. Oltre a questo aspetto, l’articolo 34 del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL), intitolato “retribuzione e prospetto paga”, elenca gli elementi che compongono l’intera remunerazione del lavoratore domestico, sia convivente che non convivente: 

  • eventuali incrementi di anzianità di cui all’articolo 37; 
  • la retribuzione minima contrattuale di cui all’articolo 35, che include, per i livelli D e D super, uno specifico elemento denominato indennità di funzione; 
  • un eventuale compenso sostitutivo per vitto e alloggio di cui all’articolo 36; 
  • un eventuale sovraprezzo di cui all’articolo 34. 

Nel dettaglio, si sottolinea quanto segue: ai sensi dell’articolo 37 del CCNL, il lavoratore domestico ha diritto a uno scatto di anzianità ogni due anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro, con un aumento del 4% sulla retribuzione minima contrattuale, fino a un massimo di 7 scatti. L’importo corrisposto a titolo di incrementi di anzianità non può essere assorbito dall’eventuale erogazione del sovraprezzo. 

Diversamente dalla remunerazione ordinaria menzionata precedentemente, il superminimo rappresenta importi concordati nel contratto individuale, volti a incrementare in modo stabile la retribuzione, la quale non può essere successivamente ridotta a discrezione del datore di lavoro domestico. Questo elemento retributivo, concordato direttamente tra il datore di lavoro e il dipendente, può essere denominato “superminimo assorbibile” o “superminimo non assorbibile”. Il principio di assorbimento può essere dedotto dall’articolo 2077 del codice civile, è soggetto a obblighi contributivi e fiscali, costituisce parte integrante della retribuzione di base utilizzata per calcolare l’indennità di fine rapporto e deve essere computato su tutte le mensilità aggiuntive, compresa la tredicesima. 

Infine, il dipendente impegnato nel lavoro domestico, a seconda del suo inquadramento contrattuale con convivenza, ha diritto, oltre alla retribuzione ordinario, a un’indennità per vitto e alloggio. Durante l’esecuzione ordinaria delle mansioni, il dipendente usufruirà dei pasti e dell’alloggio forniti in natura. In contrasto, i valori convenzionali (di natura economica) relativi a vitto e alloggio sono rilevanti per il calcolo dei contributi previdenziali da versare, dell’indennità natalizia/tredicesima mensilità, della retribuzione per i giorni di ferie goduti, delle festività o per l’indennità sostitutiva e per il calcolo dell’indennità di fine rapporto. I valori convenzionali per vitto e alloggio, così come le retribuzioni minime contrattuali, vengono determinati e rivalutati annualmente attraverso la contrattazione collettiva e sono oggetto di negoziazione a livello secondario. 

 

CONTRATTAZIONE DI SECONDO LIVELLO  

La compensazione minima, come stabilito nelle Tabelle allegate al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL), è uniforme in tutto il territorio nazionale. Tuttavia, il CCNL prevede che per quanto riguarda l’indennità per vitto e alloggio, così come le ore di permesso per studio e/o formazione professionale, sia possibile attuare una contrattazione di secondo livello tra le Organizzazioni Sindacali e le Associazioni che hanno sottoscritto il presente CCNL. Di solito, questa contrattazione riguarderà un’area regionale, o anche provinciale per le province autonome di Trento e Bolzano. 

Ma come funziona questo processo? La contrattazione di secondo livello si terrà presso l’Ebincolf, con la partecipazione e l’accordo di tutte le parti firmatarie del presente CCNL. Le parti depositeranno una copia degli accordi stipulati presso l’Ente bilaterale Ebincolf, come indicato dall’articolo 48 del CCNL. L’efficacia dell’accordo sarà confermata solo con il deposito. 

 

BUSTA PAGA E CERTIFICAZIONE UNICA 

Nel momento in cui versa la remunerazione periodica al lavoratore, il datore di lavoro è obbligato a redigere un prospetto paga in doppia copia: una destinata al lavoratore domestico, sottoscritta dal datore di lavoro, e l’altra per il datore di lavoro, firmata dal dipendente. Questo documento non richiede formalità specifiche, può essere compilato in maniera libera, ma deve includere gli elementi fondamentali come i riferimenti contrattuali, la retribuzione minima, gli incrementi di anzianità, il superminimo, le detrazioni, e altri aspetti rilevanti. Pur essendo consueto corrispondere la retribuzione su base mensile, non c’è alcun divieto a concordare scadenze diverse, come giornaliere o settimanali. 

Inoltre, il datore di lavoro è altresì obbligato a fornire una dichiarazione che riporti l’importo totale delle somme erogate nell’anno, almeno 30 giorni prima della scadenza per la presentazione della dichiarazione dei redditi o al termine del rapporto di lavoro (Certificazione Unica – CU). 

 

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