Il lavoro domestico tra parenti

Quando si tratta di assumere un parente come colf o badante, è importante sapere che, in base alla normativa e alla giurisprudenza italiana, c’è una presunzione di gratuità della prestazione

Quando si tratta di assumere un parente come colf o badante, è importante sapere che, in base alla normativa e alla giurisprudenza italiana, c’è una presunzione di gratuità della prestazione lavorativa tra persone legate da vincoli di parentela o affinità.  

Questo significa che l’INPS tende a considerare tali prestazioni come gratuite, basandosi sul principio che esse vengono rese per affetto o benevolenza, piuttosto che per motivi economici.  

La sentenza della Cassazione Civile n. 30899 del 29 novembre 2018 ha ribadito questa presunzione, sottolineando che, per superarla, è necessario fornire una prova rigorosa degli elementi tipici della subordinazione, come l’assoggettamento al potere direttivo-organizzativo del datore di lavoro e l’onerosità della prestazione. 

Assunzione del coniuge 

In generale, il rapporto di lavoro domestico con il proprio coniuge è rifiutato dall’INPS, poiché il Codice Civile all’articolo 143 prevede che i coniugi debbano prestarsi reciproca assistenza morale e materiale.  

Tuttavia, ci sono eccezioni, l’INPS può accettare l’assunzione se l’assistito, oltre a ricevere l’indennità di accompagnamento, rientra in particolari categorie come grandi invalidi di guerra o civili, mutilati e invalidi civili, ciechi civili, o ministri del culto cattolico. 

Assunzione di un parente entro il terzo grado 

Quando si assume un parente entro il terzo grado come colf o badante, l’INPS non rifiuta automaticamente il rapporto di lavoro, ma effettua delle verifiche 

La comunicazione di assunzione viene inizialmente sospesa e l’INPS procede con controlli per validare quanto dichiarato dal datore di lavoro. È possibile velocizzare questo processo inviando una dichiarazione di responsabilità tramite PEC o raccomandata. 

Prova del vincolo di subordinazione 

Per dimostrare che il rapporto di lavoro non è gratuito, è necessario fornire prove rigorose del vincolo di subordinazione e dell’onerosità della prestazione.  

Il datore di lavoro può inviare all’INPS documenti come la lettera di assunzione, le buste paga e le ricevute dei pagamenti effettuati al collaboratore domestico. In caso di dubbi, l’INPS può procedere ad ulteriori accertamenti o convocare le parti interessate.  

La sentenza della Cassazione Civile n. 30899 del 29 novembre 2018 ha confermato che le prestazioni rese nell’ambito familiare, senza prova contraria, sono presunte gratuite. 

Aspetti contributivi 

L’aliquota contributiva cambia se il rapporto di lavoro con il parente entro il terzo grado si svolge in regime di convivenza. In tali casi, le tabelle contributive dell’INPS prevedono un contributo orario diverso senza il contributo CUAF, poiché datore di lavoro e collaboratore appartengono allo stesso nucleo familiare e il lavoratore non può richiedere gli assegni familiari.  

Le impostazioni contributive devono essere correttamente indicate nei sistemi di gestione per applicare la giusta aliquota. Per maggiori dettagli e per gestire correttamente l’assunzione di un parente come colf o badante, è consigliabile consultare un avvocato specializzato in diritto del lavoro domestico. 

 

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